Memoria&Futuro: Davide Lajolo e il nido di Vinchio

Memoria&Futuro: Davide Lajolo e il nido di Vinchio

di Salvatore Vullo

Nato a Vinchio, in provincia di Asti, il 29 Luglio 1912, morto a Milano il 21 Giugno 1984, Davide Lajolo piemonteè stato un grande piemontese, un grande Italiano. Le tradizioni contadine della sua famiglia e il contesto agricolo e rurale in cui ha vissuto, hanno influito molto sulla sua formazione e sulle sue opere letterarie. Una vita, la sua, che ha attraversato il ‘900 e si è intrecciata con i grandi fatti storici e drammatici del nostro Paese. Lajolo è stato un uomo che ha vissuto intensamente; un uomo che ha provato e sofferto il dolore; quel dolore che deriva dalle esperienze di vita forti ed emblematiche, che temprano ed esaltano il carattere degli uomini, e che ne fanno la differenza, ne assegnano il valore.

Con il grado di tenente dell’esercito italiano, combatte, prima, nella guerra civile spagnola con le truppe italiane a sostegno di Franco, e poi nella seconda guerra mondiale sui fronti della Iugoslavia, della Grecia e dell’Albania. Durante questo periodo comincia anche ad esplicare la sua vocazione giornalistica, già intrapresa nel 1938 collaborando con il “Corriere Adriatico” e “La sentinella Adriatica”, con delle corrispondenze di guerra: e pubblica le sue prime opere letterarie. Con l’8 Settembre del 1943, ritornato a Vinchio, matura la decisione di cambiare radicalmente campo e sceglie di combattere per la resistenza, organizzando le prime formazioni partigiane nelle colline del Monferrato. “Ulisse”, questo il suo nome di Battaglia, nella lotta partigiana avrà un ruolo di primo piano, come Capo di Stato Maggiore della VIII e IX Divisione Garibaldi del Basso Monferrato. Da queste esperienze nascerà il suo libro sulla resistenza “Classe 1912” (poi ripubblicato con il titolo “A conquistare la rossa primavera” ), e più avanti, “Il voltagabbana”.

Nel 1945, finita la guerra, lavora come caporedattore dell’Unità di Torino. Nel 1948 è nominato direttore dell’Unità di Milano; incarico che ricoprirà fino al 1958, anno in cui viene eletto deputato nelle liste del Partito Comunista Italiano e riconfermato nelle due successive legislature. Pur nel rilevante impegno e attività di giornalista, dirigente politico e parlamentare, Davide Lajolo continua a coltivare il suo talento letterario. Saranno una ventina le sue opere pubblicate; tra i suoi libri più noti ricordiamo: “ Il vizio assurdo”, del 1960, biografia di Cesare Pavese; “Il voltagabbana” del 1963; ”Come e perché”  del 1968; ”I Rossi del 1974; ”Finestre aperte a Botteghe oscure” del  1975; “I mè” del 1977; “Veder l’erba dalla parte delle radici”, vincitore del Premio Viareggio per la letteratura 1977; la biografia di Beppe Fenoglio ”Un guerriero di Cromwell sulle colline delle Langhe” del 1978;  ”Il volto umano di un rivoluzionario”, biografia di Giuseppe Di Vittorio  del 1979; “Conversazione in una stanza chiusa con Mario Soldati” del 1980);  “Conversazione in una stanza chiusa con Leonardo Sciascia” del 1981;  ”Conversazione in una stanza chiusa con Piero Chiara” del 1982; ”Il merlo di campagna e il merlo di città” del 1983.

Quello di Davide Lajolo è un caso emblematico di un profondo rapporto tra uno scrittore e il suo paese e la sua terra di origine. Quella terra dove è nato e cresciuto, che lo ha nutrito con i suoi frutti; quella terra dove affondano le sue radici, dove sono stratificate storie e tradizioni. Quel paese profondamente agricolo e rurale, immerso nel Monferrato vitivinicolo, luogo altamente vocato per la Barbera; ed era di tradizioni contadine anche la sua famiglia; il padre aveva la vigna in quel “Bricco San Michele” di Vinchio, descritto nel bel racconto “Il bricco dei cinquant’anni”. E in quell’ambiente, in quelle storie contadine Davide Lajolo ha trovato ispirazione e linfa vitale per il suo lavoro di scrittore e per la sua formazione civile e politica . E così, quel mondo contadino, con le sue storie, fatiche, personaggi, vigne e frutteti, piante e fiori, animali e boschi, con i suoi riti e miti, è al centro dei suoi racconti, delle sue opere letterarie. Del resto, il legame di Lajolo con Vinchio non si è mai interrotto, neanche negli anni di massimo impegno politico e giornalistico. Al paese sempre ritornava; e qui sempre trascorreva le vacanze. Nel toccante e illuminante racconto “Vinchio è il mio nido”, così scrive Davide Lajolo: “… Sono nato a Vinchio nel tempo del grano biondo, quando le trebbiatrici si spostavano al traino dei buoi, da un cortile all’altro… Vinchio è stato il mio nido. Le radici, mio padre e mia madre devono avermele piantate bel profonde in questa terra collinosa, se non è passato giorno della mia vita in cui la mente non sia ritornata al pesco sul bricco San Michele, ai prati delle Settefiglie, ai bosche della Sarmassa, ai filari conchigliosi delle vigne di Montedelmare … Forse l’amicizia con Cesare Pavese e Beppe Fenoglio ha avuto un sapore diverso da ogni altra, perché eravamo impastati nella stessa terra, stesso sole, fatti con la stessa acerbità delle prugne mangiate verdi, della dolcezza delle pesche quando si deglutisce anche il profumo … Se mi riempio il palmo della mano di questa terra entrando nel vigneto mentre il contadino zappa, la sento palpitare come se avesse sangue e anima …”

E quella terra diventa immensa risorsa per i suoi racconti; ed egli la descrive magistralmente; in tanti racconti lo fa attraverso i vari contadini e personaggi reali, conosciuti direttamente o attinti dalla tradizione orale; personaggi dei suoi racconti che si chiamano: Piero, Punti, Vigin,Terra, Paulin, Chon, Catlina, Centin, Anna, Gustu, e tanti altri. E, a tal proposito, così dice, fra l’altro, Mario Soldati a Lajolo nella lettera che fa da introduzione al libro “I mè”-“Racconto senza fine tra Langhe e Monferrato”: ” … Pensi da contadino … Ciascuno di quei personaggi sei, sempre, un po’ anche tu stesso … E sei tu stesso come saresti stato s’it l’aveisse nen studià … “

E in tanti di quei racconti, assieme a quella letteraria, vibra la corda civile e politica; Lajolo vi fa risaltare i mali sempiterni di quel mondo contadino: fatiche, sofferenze, ingiustizie, la Fillossera, la grandine, il Mal Nero e ogni altra “Malora”, la precarietà che diventa persino esistenziale; in particolare, lo possiamo rilevare nei racconti “Il bricco dei cinquant’anni”, “Vigin parte per l’Australia”, Alla vendemmia non si canta più”, “La grandine ci fa sanguinare”, “Langa devastata”, e persino in una poesia dedicata a suo padre che “sul collo aveva quadrati di fatica…”. Segnalo che una antologia di questi racconti, tratti dai diversi libri di Lajolo, dal titolo “Cuore di terra – Racconti di genti e luoghi del Monferrato”, è stata pubblicata nel 2007 dall’editore Araba Fenice.

La corda civile e letteraria vibra forte anche nel libro “Conversazione in una stanza chiusa con Leonardo Sciascia” del 1981. Una conversazione, per lo spessore dei due personaggi, di alto livello, sui grandi temi letterari, politici, sociali dell’Italia, compresi quelli del mondo contadino che entrambi conoscono bene e a cui hanno dato rappresentazione nelle loro opere letterarie. E nella conversazione vengono fuori le analogie tra quello che pensano i contadini di Racalmuto descritti da Leonardo Sciascia e quello dei contadini Monferrini di Lajolo. La comune preoccupazione per la crisi della civiltà contadina, i timori e le speranze di un ritorno alla terra per i giovani.

Davide Lajolo è morto nel 1984, e riposa nella tomba di famiglia a Vinchio, “il suo nido per sempre”.

A dare continuità alla storia straordinaria di Davide Lajolo, giornalista, scrittore, uomo politico, a mantenerne viva la memoria, è stata la figlia: Laurana Lajolo, donna di grande cultura, scrittrice e promotrice di tante manifestazioni e iniziative, che nel 1998 ha costituito, in collaborazione con il Comune di Vinchio, l’Associazione culturale Davide Lajolo, che ha sede nella casa dello scrittore a Vinchio. Tante sono state le iniziative successive tra le quali la realizzazione del Museo “Vinchio è il mio nido” nel centro Culturale Davide Lajolo e la tracciatura de “Gli itinerari culturali” Davide Lajolo sul territorio di Vinchio. Al lavoro instancabile di Laurana Lajolo si è aggiunto quello prezioso della figlia Valentina Archimede, nel frattempo cresciuta. Come ricorda Laurana: “Davide Lajolo nell’ultima parte della sua vita, era felice di accogliere nella sua mano calda la piccola mano della nipote. Rispettava il breve passo di Valentina e, tra le vigne, raccontava solo a lei storie fantastiche “. E così, grazie anche al lavoro di Valentina, sono cresciute le attività e sono nate altre opere e iniziative, come la creazione della Biblioteca Davide Lajolo, l’istituzione del Premio Ramarro Davide Lajolo, la pubblicazione di libri, riviste, video, il Festival del paesaggio agrario, la realizzazione del “Museo Contadino all’aperto – Vinchio e le colline del Barbera”.

Una realtà, questa, che ha trovato momento di grande risalto nel 2012, anno del centenario della nascita di Davide Lajolo, che ha visto la preparazione e la realizzazione di un vasto programma di celebrazioni in omaggio e in ricordo di Davide Lajolo, che si sono svolte in diverse parti d’Italia. La Regione Piemonte è stata tra gli Enti che hanno sostenuto e patrocinato il programma, nonché promotrice di alcune iniziative. E tra queste non potevano mancare quelle del mondo agricolo piemontese, svolte tramite l’assessorato all’agricoltura, in omaggio a questo grande uomo di cultura così legato al mondo contadino piemontese, come prima ricordato.

Si è cominciato al Vinitaly di Verona, il 26 Marzo 2012, quando nello spazio incontri organizzato dalla Regione Piemonte, in collaborazione con il consorzio Piemonte Land of Perfection e Unioncamere Piemonte, è stato presentato da Laurana Lajolo, presidente dell’associazione culturale Davide Lajolo, il programma “Davide Lajolo 100 anni – Centenario della nascita dello scrittore”, con la partecipazione dell’assessore Claudio Sacchetto, di Mario Sacco, presidente della Camera di Commercio di Asti, di Maria Teresa Armosino, presidente della Provincia di Asti, di Giorgio Galvagno, sindaco di Asti, di Mario Giordano, presidente del Consorzio tutela vini d’Asti e Monferrato e presidente della Cantina Sociale di Vinchio e Vaglio Serra, importante realtà vitivinicola che ha sede proprio a Vinchio.

Altro, successivo, momento importante è stato al Salone del Gusto – Terra Madre di Torino, il 28 Ottobre 2012, con l’incontro organizzato nello spazio della Regione Piemonte, dal titolo “Il mondo agricolo piemontese ricorda Davide Lajolo nel centenario della nascita”, introdotto dalla lettura del racconto “Vinchio è il mio nido”. Assieme a Laurana Lajolo, erano intervenuti: Claudio Sacchetto, assessore agricoltura Regione Piemonte, Dino Scanavino, attuale presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), all’epoca ne era vicepresidente, Ercole Zuccaro, giornalista e direttore della Confagricoltura di Torino.

Ultimo e culminante momento in omaggio a Davide Lajolo si è svolto il 22 novembre 2012 al castello di Roppolo, in provincia di Biella, in occasione della manifestazione “Piemonte Anteprima Vendemmia”; ovvero la presentazione dei dati ufficiali della vendemmia, organizzato da Regione Piemonte, Vignaioli Piemontesi e Piemonte Land of Perfection, che ha come momento finale l’assegnazione del Premio Piemonte Anteprima Vendemmia. Premio simbolico, consistente in una targa, che in quella occasione è stato assegnato alla memoria di Davide Lajolo e consegnato alla figlia Laurana alla presenza dell’assessore Claudio Sacchetto, di Giulio Porzio e Gigi Biestro, presidente e direttore della Vignaioli Piemontesi e di Andrea Ferrero, presidente di Piemonte Land of perfection.

 

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