La risaia fermò l’Austria e fece sognare con la Mangano

di Gianfranco Quaglia

Il 2019 è un anno celebrativo: cadono anniversari storici e dimenticati, ciascuno con un significato preciso. Cominciamo da quello a noi più prossimo: il 23 marzo 170° della Battaglia di Novara, la sconfitta rimediata dai piemontesi contro Radetzky; dieci anni dopo Seconda Guerra d’Indipendenza con la risaia, fatta allagare da Cavour per imbrigliare l’esercito austriaco, questa volta al comando del generale Giulay. Un’altra data storica riguarda il 1949: l’ascesa al potere di Mao Tse-Tung, la firma del Patto Atlantico, la tragedia di Superga dove perì il Grande Torino. 

Nel 1949, con l’Italia appena uscita dalla guerra e percorsa dai sintomi di rinascita e voglia di vivere, agli albori del miracolo economico, la risaia è ancora protagonista con “Riso Amaro”, capolavoro del neorealismo che rappresentò un film-denuncia delle dure condizioni di vita delle mondine ma fece anche sognare: Silvana Mangano, con la sua femminilità sensuale e prorompente segnò una svolta nel cinema italiano, grazie anche al regista Giuseppe De Santis che la individuò e la scelse, dopo una lunga lista d’attesa in testa alla quale c’erano Gina Lollobrigida e Lucia Bosè. Vale la pena di ricordare anche altri di quel cast straordinario: Vittorio Gassman, Raf Vallone, attore, calciatore, giornalista; Doris Dowling.

Il set è ancora lì, nel Vercellese: gli esterni furono girati alla cascina Veneria di Lignana e alla cascina Selve di Salasco. Uno stuolo di mondine come comparse e figure celebri che calavano in risaia per assistere alle riprese o ammirare l’avvenenza delle attrici. C’era Cesare Pavese, che si era invaghito della sorella della Dowling, e veniva Gianni Agnelli, l’Avvocato che aveva concesso la tenuta di proprietà della Ifi (Fiat) per le riprese. Settant’anni dopo lo scenario è mutato: al posto dei colori delle mondine un deserto, un silenzio assordante ha cancellato i canti. Ma anche la fatica di quelle donne.

 

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