Emergenza idrica in Piemonte. Al Grattacielo Piemonte si è riunito il Tavolo al quale hanno partecipato il presidente della Regione Alberto Cirio, gli assessori all’Agricoltura Paolo Bongioanni, alla Montagna Marco Gallo e all’Ambiente Matteo Marnati, delegato al coordinamento del tavolo, i rappresentanti di Arpa, associazioni agricole, parchi e aree protette, consorzi idrici, Anbi, Prefetture, Città Metropolitana di Torino e Province, enti di governo e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche.
«Il caldo e l’assenza di piogge stanno determinando un’emergenza da affrontare con attenzione soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura – ha riassunto il presidente Cirio – Su questo non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo”. Per quanto riguarda l’acqua potabile, inoltre, l’assessore Marnati ha raccomandato «un utilizzo consapevole da parte dei cittadini” ed ha annunciato che verranno valutati con attenzione i consumi dei prossimi dieci giorni. Marnati ha precisato che al momento sono circa 100 i Comuni che hanno emesso ordinanze di restrizione. L’assessore Bongioanni ha ricordato che “in Regione è operativo un gruppo di lavoro interdirezionale con il compito specifico di monitorare il rischio di perdita del raccolto per cause idriche, che si riunisce con regolarità per elaborare i dati di Arpa e fornire al mondo agricolo indicazioni proiettive”. “E a fine luglio – ha anticipato – incardineremo in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale il disegno di legge di riforma dei consorzi irrigui, destinato a rivoluzionare in modo strutturale la governance della gestione dell’acqua per la nostra produzione agricola e agroalimentare”.
La relazione presentata da Arpa rileva che ad inizio della seconda decade di luglio 2026 il Piemonte presenta una situazione idrica complessivamente deficitaria, con criticità più evidenti sulle portate dei corsi d’acqua e sulle risorse idriche superficiali disponibili. L’indice sintetico di siccità evidenzia condizioni di siccità severa in tutto il bacino del Tanaro, Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea. Le precipitazioni medie di giugno 2026 sul bacino del Po sono state di 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020.
Le temperature per contro sono state marcatamente superiori alla media del periodo: con un’anomalia termica regionale di +3,5 °C, questo del 2026 si colloca quindi tra i mesi di giugno più caldi della serie storica, con valori prossimi ai record assoluti del 2003 e con una persistenza delle anomalie positive particolarmente significativa. A questo si aggiunge l’ondata di calore registrata a fine maggio.
Le risorse idriche superficiali sono ridotte del 37% rispetto alla media del periodo. Nella prima decade di luglio gran parte delle sezioni idrometriche considerate presentano deficit superiori al 40%. In particolare, il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media di 62 m³/s, pari a un deficit del 75% rispetto allo storico.
Il lago Maggiore è sceso 2 centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022: è questa l’emblematica immagine dell’emergenza, cui il Nord Italia si sta avvicinando; i grandi laghi del Nord si stanno rapidamente svuotando: se il Verbano, con afflussi più scarsi dell’82% rispetto alla media, è passato in due settimane da un valore di riempimento superiore al 61% all’attuale 30,3%, il Lario è sceso dal 62,9% al 31,2% e l’Iseo è crollato dal 71,4% al 22,9%; meno marcato è il calo del Benaco, che dal 75% è ora al 66,4%.
“Purtroppo diventerà consapevolezza diffusa e non confinato a problema agricolo, solo quando il veloce abbassamento delle falde e la risalita del cuneo salino intaccheranno l’utilizzo potabile” segnala Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), mentre nuovi segnali di preoccupazione arrivano dal Friuli-Venezia Giulia ed in Veneto già si sta già pensando all’uso di dissalatori locali.
In alcune località della Valle d’Aosta, a giugno, si sono raggiunte temperature mai registrate prima: a quote basse, le massime hanno toccato i 35° per 15 giorni consecutivi e le temperature sono state di 4,5 gradi superiori alla media; a Prey (m. 935 di altitudine), la colonnina di mercurio ha toccato i 41,6°C, il valore più alto di sempre nella regione.
In Valle d’Aosta, i flussi della Dora Baltea hanno subìto una drastica riduzione ed ora sono decisamente più scarsi del normale (-32%).
In Piemonte, il fiume Tanaro si presenta come un ruscello, nel cui alveo a Montecastello scorrono appena mc/s 2,6, anziché i 40 metri cubi al secondo , tipici di questo periodo (-93,5% di portata!); flussi deficitari anche per Stura di Demonte (-32%), Stura di Lanzo (-36%) e Toce (-42%).
“Ci troviamo al punto che gli imprenditori agricoli devono decidere quali colture portare avanti, mantenendo uno stato idrico sufficiente, a discapito di altre – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Questo comporta, di conseguenza, una ripercussione sulla capacità produttiva ma anche sulla redditualità aziendale, già parzialmente compromessa dall’incremento dei costi di produzione. Come già più volte ribadito, è necessario ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua, realizzare una rete diffusa di invasi con sistemi di pompaggio per aumentare la capacità di accumulo e garantire l’autosufficienza idrica del settore agricolo, accelerando finalmente la cantierabilità delle opere già progettate. Ad oggi, però, occorre attivare subito tutti gli strumenti affinché le imprese possano operare ed il tessuto imprenditoriale non venga eccessivamente penalizzato. Per questo vanno avviate immediatamente le procedure per la richiesta dello stato d’emergenza”.
Confagricoltura Piemonte esprime apprezzamento per l’iniziativa assunta dalla Regione Piemonte, che ha riunito il Tavolo regionale per l’emergenza idrica alla presenza del presidente Alberto Cirio e degli assessori Paolo Bongioanni, Matteo Marnati e Marco Gallo.
Confagricoltura condivide la scelta della Regione di mantenere un costante monitoraggio della situazione e di valutare tutte le misure necessarie per garantire la disponibilità della risorsa idrica, sia per le produzioni agricole sia per gli usi civili, compresa l’eventuale richiesta dello stato di emergenza qualora le condizioni meteorologiche non dovessero migliorare.
“Ringraziamo il presidente Cirio e gli assessori Bongioanni e Marnati per la tempestività con cui hanno convocato il Tavolo regionale – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – e per il lavoro di coordinamento che la Regione sta portando avanti con tutti gli enti coinvolti. In questa fase è fondamentale che il confronto tra istituzioni, mondo agricolo e soggetti gestori della risorsa idrica prosegua con continuità, perché ogni decisione deve essere assunta sulla base di dati aggiornati e con la massima rapidità. Le aziende agricole – aggiunge Allasia – hanno già sostenuto costi molto elevati per le semine, le lavorazioni e la gestione delle colture; oggi il rischio concreto è quello di non riuscire a portare a casa il raccolto, con conseguenze economiche pesantissime per molte imprese”.

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