Non ricorre a mezzi termini l’ingegner Mario Fossati, direttore generale dell’Associazione Est Sesia (il più grande consorzio irriguo italiano) per denunciare la gravità del momento: “Stato di severità alta”. Si riferisce al livello di siccità determinato dall’Osservatorio del Bacino del Po. Lo ha ricordato a Roma, durante il convegno “Acqua, agricoltura e gestione del territorio: l’eredità di Cavour nel contesto dei paesaggi rurali storici”, promosso dall’on. Alessandro Giglio Vigna con l’Accademia di Agricoltura di Torino, il Dipartimento di Scienze Agrarie, forestali dell’Università di Torino, il Centro Studi per lo sviluppo rurale della collina di Torino. “Nel 2022 – ha detto Fossati – la grande siccità estiva causò 300 milioni di danni alle colture (riso e mais). Nel 2026, dopo un autunno-inverno nella media, si pensava che le condizioni idriche fossero simili. A oggi, purtroppo, dobbiamo rilevare che sono peggiori. Il caldo di giugno ha ridotto le risorse disponibili. E non solo in Piemonte e Lombardia. Il Po è allo stremo, tanto che il fenomeno del cuneo salino in Veneto è molto avanzato”.
Per quanto riguarda la risaia “fondamentale è l’apporto del Canale Regina Elena” aggiunge Fossati, affermando il ruolo dell’irrigatore derivato dal Ticino, che a sua volta pesca acqua dal Lago Maggiore. “Ma se il livello del Lago si abbassa – aggiunge il direttore Est Sesia – insorgono le associazioni e gli operatori turistici rivieraschi perché il turismo viene penalizzato. E allora occorre pareggiare le esigenze. Che fare>? La soluzione potrebbe arrivare dagli invasi, i bacini di stoccaggio delle acqua piovane. Purtroppo su questo tema non si riesca ad andare avanti”.

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