Sarasso: sfatiamo i luoghi comuni sull’agricoltura intensiva

Sarasso: sfatiamo i luoghi comuni sull’agricoltura intensiva

Sicurezza alimentare e rispetto dell’ambiente, due esigrenze da conciliare. Questo tema di grande attualità è stato affrontato e trattato da Peppino Sarasso, il noto agronomo di Vercelli, accademico dell’agricoltuira, nel recente convegno organizzato dall’Ucid (presidente Adriana Sala) nel Parlamentino di Ovest Sesia, con la partecipoazione di esponenti del mondo agricolo, tra cui il presidente dell’associazione irrigua, Ottavio Mezza, l’ex ministro all’ambiente Gian Luca Galletti, l’arcivescovo di Vercelli Marco Arnolfo. Sarasso parte da un presupposto: nel 2030 il Pianeta Terra sarà popolato da 8,5 miliardi di persone, in costante aumento, mentre le terre coltivabili nel mondo saranno in diminuzione. “Non solo – precisa l’agronomo – gli italiani hanno a disposizione meno metri quadrati pro capite rispetto al resto del mondo: per questo importiamo il 50 per cento del cibo che mangiamo. Ebbene, non dobbiamo dimenticare che la tanto maltrattata agricoltura intensiva dal 1950 a oggi ha sfamato a sufficienza 4,7 miliardi di persone in più. Se si produrrà la metà come si potrà nutrire il mondo?”

Per mantenere gli standard di sicurezza alimentare nel futuro, Sarasso ipotizza alcuni scenari: “Se ad esempio si darà spazio alle teorie vegane rinunciando al cibo di origine animale prodotto dai pascoli dovremo allargare le terre arabili stringendo la superficie delle foreste. In Amazzonia e nel Borneo lo stanno facendo”. E va controcorrente rispetto a coloro che mttono sotto accusa i cosiddetti pesticidi: “Sono l’unico pericolo? – si chiede – Non dimentichiamo che le piante attaccate dai parassiti producono fitoalessine e che le piante non difese dagli attacchi fungini subiscono inquinamenti da flatossime da parte di alcune specie di funghi microscopici”.

Alcune considerazioni di carattere socio-economico e ambientale: “La popolazione urbana nel 2010 ha superato quella rurale. Quest’ultima non spreca alimenti, li ricicla con gli animali da cortile. Quella urbana nei supermercati viene allettata in tutti i modi ad acquitare più di quello che mangia, il resto lo butta nella spazzatura. Chji guadagna da wussto tipi di comprotanenti? Chi con il marketing, un misto di terrorismo e imbonizione guida le persone a vantaggio di chi diffonde a pagamento messaggi scorretti, certifica il cibo bio (richiedono all’agricoltore comittente il 3% del fatturato. Questi lo paga solo se viene certificato, un eclatante conflitto di interesse). Anche i supermercati lucrano sul prezzo più alto del bio per incrementare fatturato e guadagni”.

Infine un accenno ai suggerimenjti per ridurre l’inquinamento dell’agricoltura intensiva tramite la tecnologia. “In questo senso – conclude Sarasso – la ricerca deve essere incrementata”.

Nella foto: Peppino Sarasso durante il suo intervento nell’incontro Ucid organizzato all’Ovest Sesia di Vercelli

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