“Prezzi adeguati per il riso o molte aziende chiuderanno”

“Prezzi adeguati per il riso o molte aziende chiuderanno”

Come si può pensare di poter coltivare quando i prezzi riconosciuti sul risone (il riso grezzo) non pagano i costi di produzione? E’ questa la domanda che Coldiretti Novara-Vco pone di fronte a una situazione che sta mettendo a dura prova la tenuta delle imprese risicole. “Proprio nel momento in cui è incominciato il taglio del cereale, è doveroso mettere sul tavolo tutte le problematiche che stanno mettendo in seria difficoltà il settore, senza nascondere le criticità e senza rimandare oltre la ricerca di soluzioni concrete. Servono rapidamente accordi di coltivazione dove i prezzi siano remunerativi in relazione ai costi di produzione o altrimenti si rischia che molte aziende possano chiudere – sottolinea il vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco con delega al settore risicolo, Fabrizio Rizzotti. – Il costo del carburante è schizzato alle stelle, così come quelli di produzione: per questo riteniamo che sia vergognoso che la situazione perduri. Siamo consapevoli dell’aumento del costo del greggio determinato dagli scenari di guerra, ma non possiamo comprendere come non si riesca a garantire ai risicoltori un prezzo remunerativo, capace almeno di coprire i costi di produzione e assicurare la continuità delle imprese. Al tempo stesso ci aspettiamo un segnale forte anche da parte dell’industria: in questo modo non possiamo più andare avanti”.

“Crediamo che le promesse della politica avanzate durante Risò, il Festival del Riso tenutosi a Vercelli, al quale erano presenti, tra gli altri, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il presidente della Regione Alberto Cirio, debbano tramutarsi in fatti concreti. – aggiungono il presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il direttore Domenico Pautasso – Crediamo che sia mortificante per gli agricoltori continuare a lavorare in queste condizioni, senza avere una minima certezza per il futuro. Chiediamo accordi di filiera concreti e strutturali, in grado di dare certezze ai risicoltori, e una prosecuzione decisa della lotta alle speculazioni, utilizzando senza esitazioni i nuovi strumenti di controllo come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, per smascherare frodi e triangolazioni che rischiano di compromettere la sostenibilità dell’intero comparto. Se a tutto questo si aggiungono il caldo anomalo e la siccità, che hanno inevitabilmente inciso sulle rese per ettaro, il quadro si fa ancora più difficile, aggravando ulteriormente le condizioni economiche delle aziende risicole. Se produrre riso significa lavorare in perdita, diventa infatti difficile immaginare quale futuro possa avere la risicoltura”.Rizzotti Fabrizio a Risò

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