Il riso, il ministro e lo scudo perso

di Gianfranco Quaglia

A tu per tu con Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare,
per una giornata “full immersion” nella risaia piemontese: a Vercelli e nel Novarese. Nel piatto
non solo risotto (la panissa vercellese), anche i problemi che affliggono il settore, emersi
nell’incontro con Ente Nazionale Risi guidato da Natalia Bobba: concorrenza, rapporti con
Bruxelles, salvaguardia del Made in Italy. Innanzitutto l’assalto del cereale in arrivo, già
confezionato, dal Sudest asiatico (leggi Cambogia e Myanmar), che insidia le nostre produzioni.
Sarà questa una delle battaglie per la prossima Commissione Europea: la clausola di
salvaguardia, ossia lo scudo che faticosamente ma con caparbietà la filiera italiana aveva
guadagnato per fronteggiare il riso asiatico, è stato abbassato, scaduto, cancellato. Dovrà
essere ripristinato, con l’imposizione di dazi che frenino le importazioni. I risicoltori chiedono
l’automatismo del dispositivo, in altre parole l’innalzamento automatico della barriera
ogniqualvolta l’import superi una soglia determinata oltre la quale il comparto europeo
subisce un danno. Un altro rischio, prospettato al ministro, è la possibilità per il Basmati
indiano e pakistano di essere valorizzato con il riconoscimento della Igp (Indicazione geografica
protetta).
La concorrenza è strettamente connessa alla reciprocità: nei Paesi diretti antagonisti è
concesso praticamente senza limiti l’utilizzo di quegli agrofarmaci che nella risaia europea
invece sono proibiti per motivi ambientali e sanitari. Ma prodotti stranieri come il Basmati, che
incontrano il favore delle nuove generazioni, non sono soggetti a restrizioni a danno delle
varietà italiane che al contrario sono prodotte con i principi di un’agricoltura consapevole e
sostenibile.

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