“Caro Dottor Bertini…”

“Caro Dottor Bertini…”

Nella chiesa di San Francesco di Novara sono stati celebrati i  funerali di Silvano Bertini, 96 anni, figura iconica e storica del mondo agricolo novarese e piemontese, di cui è stato riferimento nel ruolo di dirigente e innovatore. Il rito funebre è stato celebrato da don Brunello Floriani, moderatore di Curia e vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Novara. Di seguito pubblichiamo un ricordo di chi ha lavorato a lungo con lui.

 

Antonio Pogliani *

Non è facile in questo momento di sconforto ricordare il dottor Silvano Bertini senza rischiare di dire cose banali o fare della retorica. Il mondo agricolo, locale e non, in particolare gli agricoltori e gli allevatori, Lo ringraziano per l’azione costante, coinvolgente e spronante all’interno di ogni iniziativa. Sicuramente molti l’hanno conosciuto direttamente oppure tramite i loro padri.

Laureato all’Università di Pisa in Scienze Agrarie, ottimo e attivo ricercatore nel campo fitopatologico presso quell’ateneo, venne a Novara dopo aver superato il concorso ministeriale per il personale tecnico da inviare agli Ispettorati Provinciali Agrari che allora dipendevano direttamente dal Ministero dell’Agricoltura. Da principio si occupò dei Miglioramenti Fondiari soprattutto per rendere efficienti le aziende agricole promuovendo, ad esempio, negli anni 60 i primi spianamenti dei terreni agricoli, per poi divenire Dirigente Responsabile nel 1970 e sino al 1996.

Grazie a Lui Novara è stata la prima provincia del Piemonte a finanziare in pianura le stalle a stabulazione libera e a promuovere la fecondazione artificiale per le bovine con corsi riservati ai laici così da permettere un intervento rapido nel tempo. L’assistenza tecnica e la divulgazione delle nuove tecnologie in campo agricolo sono sempre state le sue priorità, basti ricordare i campi sperimentali dedicati a tutte le colture in particolare il riso promuovendo e organizzando i campi sperimentali dapprima direttamente con il personale tecnico e amministrativo del settore e a seguire con Ente Nazionale Risi Sezione di Novara, istituendo la giornata della risicoltura novarese, quest’anno giunta alla 38.a edizione.

Sempre grazie a Lui abbiamo dato impulso ai tentativi di conciliazione tra proprietà e imprese mettendo i protagonisti allo stesso tavolo tanto che la nostra metodologia è stata adottata poi in tutti i Settori dell’Agricoltura della Regione Piemonte. Iscritto all’Ordine degli Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Novara e Vco sino al 2016 . Dal 1982 al 2025 presidente dell’Associazione dottori Laureati in Scienze Agrarie e Scienze Forestali di Novara e V.C.O nonché Consigliere Nazionale della Federazione (FIDAF) sino al 2024. Tante sono state le attività da Lui svolte, sarebbe difficile ricordarle tutte, spronando i colleghi più giovani del Settore Agricoltura a fare altrettanto prendendo esempio. Ricordo la sua forte personalità, la professionalità e la disponibilità a favore del mondo agricolo novarese e non, soprattutto per il lavoro e le iniziative portate a termine.

Caro Silvano, ti ricordiamo ai posteri con ammirazione affinché possano prendere esempio. Tu possa riposare in pace e che Dio ti accolga tra gli eletti in Paradiso.

* Presidente Associazione dei dottori in scienze agrarie e forestali di Novara e Vco

 

Luigi Uslenghi

Caro dottor Bertini, quanto tempo! Quanti anni, mesi, giorni da quella prima accoglienza su in cima a palazzo Orelli, davanti alla sua scrivania, in piedi, neoassunto pivello ventitreenne in prova, destinato in quel piovoso autunno del 1965  al neo costituito Ufficio Agricolo di zona di Oleggio. Ora che piangiamo la sua scomparsa tra i vivi  il primo ricordo che affiora è proprio quello. E poi negli anni il mio coinvolgimento nel servizio dei miglioramenti fondiari da Lei diretto, mantenendo un piede a Oleggio e sempre più due piedi a Novara, ereditando poi quella scrivania, la Sua stanza, la sua verde poltrona quando fu nominato, quarantenne, nel 1970, Capo dell’Ispettorato Agrario di Novara, forse il più giovane Capo d’Italia. Così, non senza timore, mi ritrovai a svolgere buona parte dei compiti da Lei precedentemente svolti. Il mio però è sempre stato ,e non ho timore nel confermarlo, un ruolo di responsabilità che trovava sempre guida e conforto nella Sua presenza attiva dispensatrice di grande esperienza, per tutti gli anni a venire. Caro dottor Bertini! In questi ultimi tempi, trasferitomi da anziano pensionato prevalentemente sulle sponde dell’Adriatico selvaggio, nella Rimini patria di mia moglie e dove vivono figli e nipoti,  le notizie da casa Bertini mi arrivavano soprattutto attraverso Antonio ed Ettore: ”Le memorabili imprese di caccia al cinghiale”, “Le pedalate da novantenne in bici a parlare di agricoltura all’Università della Terza Età”.  O da Scolastica: “Non manca mai con la moglie all’appuntamento con la paniscia alla parrocchia di San Francesco”. E una volta, diversi anni fa, mi capitò di apprendere dalla viva voce di Suo figlio Paolo, di come il papà ultraottantenne non cessasse di attraversare in solitaria mezza Italia in auto fino a Pisa, nonostante le buone raccomandazioni. Insomma, continue conferme dell’essere un tipo tosto, come lo conobbi la prima volta tanti anni fa, e che si poteva riassumere in quel complimento di “toscanaccio dalla gran tempra” che certamente non Le dispiaceva.  E quel tipo tosto, quel Capo, quel Direttore, tosto lo era veramente nel dare impulso a concretizzare idee innovative che riuscirono a cambiare gran parte dell’agricoltura novarese oltre che in risicoltura, soprattutto nell’allevamento del bestiame con l’innovativa spinta alla diffusione della stabulazione libera e altro. E Novara divenne esempio per tutto il Piemonte, come lo fu negli anni ’80 anche la decisa, necessaria, opzione informatica del lavoro di ufficio. Caro dottor Bertini! Sul piano umano, come non ricordare il grande esempio di dedizione instancabile al lavoro. E come non esaltare oggi, com’era improntato il nostro lavoro a servizio della comunità, dal contatto diretto in azienda e all’aperta accoglienza in ufficio a qualsiasi ora della giornata. Non solo porta sempre aperta ma soprattutto sempre fiduciosa personale ed accogliente presenza . E poi quello stile  nella parola e nell’azione  che definisco “essenziale”, senza inutili fronzoli. E nonostante fosse sempre chiara la differenza di ruolo istituzionale non mancavano momenti conviviali molto apprezzati e sincere partecipazioni , come quando accolse la notizia della  nascita del nostro primo figlio dicendo che quell’evento fu per lui e quindi ora anche per me il più importante della vita.  E come non rammentare  di quell’invito a casa sua a partecipare – entrambi pensionati-  a quella deliziosa cenetta preparata dalla sua signora, in occasione della visita a Novara del suo e nostro antico collaboratore Nicita con moglie, dalla Sicilia? Ci sarebbe tanto altro da mettere in rilievo ma il troppo non era in sintonia con il suo stile. Caro dottor Bertini! La immagino adesso nelle braccia del Padreterno ma con la voglia ancora se non di pedalare almeno di partecipare al nostro  cammino di vita  su  questo  comune sentiero  che l’ha visto “andare avanti”, come dicono gli alpini. “Caro Silvano, non potrò partecipare all’ultimo saluto comunitario, ma abbraccerò idealmente, con te, la tua bella, prolifica famiglia e tutti coloro che ti hanno voluto bene, contando sulle parole attribuite dalla tradizione a Sant’Agostino: ”Coloro che amiamo e che abbiamo perduto  non sono più dove erano, ma sono ovunque noi siamo”.Bertini Silvano funerali

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