Sembrano tanti spartiti appoggiati sui leggii di un’orchestra. Ma al posto dei pentagrammi i nomi di antiche varietà di riso, che hanno scritto la storia della risicoltura italiana: Maratelli, Balilla, Greppi, Chinese Originario, Lencino (progenitore del Carnaroli) ecc. Dopo tanti anni, per alcune oltre il secolo di vita, sono ancora lì, a testimonianza della loro longevità e della resilienza. In grado di essere utilizzate per ibridazioni finalizzate al rafforzamento di nuove varietà resistenti. Siamo al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura) di Vercelli. Uno dei santuari della ricerca della risicoltura made in Italy. Nella giornata Open Day Patrizia Vaccino, prima ricercatrice, presenta questa “orchestra” e conduce agricoltori, tecnici, ospiti e giornalisti in un viaggio che racconta una storia di miglioramento genetico, competenza, passione.
La giornata s’intitola “Il riso tra memoria e futuro, dal patrimonio storico all’agricoltura di precisione”. Dopo la visita ai campi sperimentali, le relazioni che hanno al centro esperienze particolari di agricoltura alternativa e sostenibile, come il “Progetto rastrello” dell’azienda agricola “Una Garlanda” di Rovasenda (VC), dove il riso cresce libero nella biodiversità, con metodologie che esplorano la pacciamatura verde e non viene utilizzato alcun tipo di prodotto chimico. Durante l’incontro è stato illustrato anche il progetto di conservazione e divulgazione del “Giornale della risicoltura”, a cura di Paolo Viana e Mario Colombo.

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