Ormai le quotazioni riconosciute ai produttori di riso sono in caduta libera. E Coldiretti Piemonte, in una nota, si dice pronta a ritirare i propri rappresentanti dalle commissioni prezzi delle Borse Merci di Vercelli e Novara: “Una situazione diventata inaccettabile con i costi di produzione alle stelle”.
Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo: “Le varietà da risotto simbolo del Made in Italy, come Arborio, Carnaroli e similari, fanno segnare riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.
“A questo si aggiunge anche la forte delusione per l’ultima votazione del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento SPG (Sistema di Preferenze Generalizzate), che rappresentava, come più volte abbiamo ribadito, un’occasione importante per rafforzare gli strumenti di tutela del comparto risicolo europeo. Non si è infatti riusciti a introdurre una clausola di salvaguardia automatica più efficace, mantenendo una soglia troppo elevata per l’attivazione delle misure correttive sulle importazioni”, proseguono Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale.

Fabrizio Rizzotti, vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco e membro di giunta con delega territoriale al settore risicolo: “Insostenibile lavorare così per le imprese agricole che devono sopportare costi di produzione elevati, dall’energia all’irrigazione, fino a mezzi tecnici e manodopera, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%. Una compressione dei margini che mette seriamente a rischio la sostenibilità economica della nostra risicoltura”.
Il presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il direttore Domenico Pautasso: “A pesare sul mercato è anche il crescente squilibrio tra domanda e offerta, con l’industria risiera in fase di attesa con acquisti discontinui e una pressione sempre maggiore delle importazioni estere, che contribuiscono all’indebolimento generalizzato delle quotazioni. Il nodo centrale resta quello della reciprocità. Non è più tollerabile che ai produttori italiani vengano imposti standard sempre più rigorosi senza pretendere le stesse regole per i prodotti che arrivano dall’estero”, concludono.

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