“Il 28 aprile segnerà una data spartiacque per il comparto risicolo dell’Unione europea”. A sottolinearlo una nota di Ente Nazionale Risi in vista della plenaria del Parlamento europeo chiamata a pronunciarsi sulla bozza di regolamento per la revisione del Sistema delle Preferenze Tariffarie Generalizzate (SPG). Un atto che determinerà le regole del gioco per le importazioni dai Paesi Meno Avanzati (PMA) nell’ambito del regime EBA (Everything But Arms).
Il nodo centrale della disputa riguarda la clausola di salvaguardia automatica. Il testo emerso dal trilogo del 1° dicembre 2026 ne prevede l’inserimento — un risultato fortemente inseguito dalla filiera — ma le soglie di importazione stabilite per far scattare il ripristino dei dazi sono giudicate estremamente pericolose e del tutto incompatibili con la tenuta economica della risicoltura europea. L’accordo prevede, infatti, che il meccanismo automatico scatti solo se le importazioni annuali supereranno di circa il 45% la media dell’ultimo decennio, vale a dire attorno alle 561mila tonnellate. Una soglia giudicata di fatto irraggiungibile dai produttori, che la considerano una misura svuotata di efficacia. “Una presa in giro” è stata definita dai risicoltori italiani.
La compattezza mostrata dai diversi schieramenti politici nel ritenere fondamentale un intervento per dare valore alla clausola di salvaguardia automatica ha spinto gli stessi a presentare emendamenti per stabilire soglie di importazione decisamente più basse rispetto a quelle ipotizzate a dicembre, garantendo un meccanismo di difesa che intervenga tempestivamente prima che il mercato interno venga travolto dalle importazioni a dazio zero.
“Il voto del 28 aprile rappresenta un crocevia fondamentale per la sopravvivenza delle nostre aziende,” dichiara Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi. “Auspichiamo che in aula prevalga il buon senso e che gli eurodeputati votino per permettere al nostro settore di competere in un mercato globale sempre più instabile, garantendo la dignità del lavoro dei nostri agricoltori.”
Un appello al Parlamento Ue arriva da tutte le organizzazioni agricole italiane. Cia-Agricoltori Italiani ha invitato gli eurodeputati – con una lettera del presidente nazionale Cristiano Fini – a sostenere tutti gli emendamenti necessari a rendere il meccanismo davvero efficace e tempestivo rispetto alle dinamiche di mercato. “Le importazioni ormai sono fuori scala rispetto alla tenuta del comparto: nella Ue entrano ogni anno circa 1,7 milioni di tonnellate di riso, destinate ad aumentare ulteriormente con gli ultimi accordi di libero scambio, dal Mercosur all’Australia. Una pressione che schiaccia i prezzi e mette in grossa difficoltà i produttori europei
L’Italia è il primo produttore di riso dell’Ue con oltre il 50% del totale e circa 230.000 ettari coltivati. Un comparto strategico non solo sul piano economico, ma anche sociale e ambientale, oggi però sotto pressione anche per l’esplosione dei costi di produzione, fertilizzanti ed energia in primis, con il gasolio agricolo praticamente raddoppiato a causa della crisi in Medio Oriente.

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