Sarà una delle più grandi scuole internazionali di alta hotellerie, per la formazione di manager del settore ospitalità. Domenico De Angelis, condirettore di Banco BPM, presidente della Fondazione Hereditas, ha annunciato e illustrato questo progetto durante il forum “Vette e Onde Experience 2026” che si è tenuto al Castello Dal Pozzo di Oleggio Castello (Novara). “Un’iniziativa – ha spiegato De Angelis – che punta a rafforzare il capitale umano del territorio e a rispondere alle nuove esigenze del mercato attraverso la formazione delle competenze professionali richieste dall’industria dell’accoglienza”. Undici i soci, imprenditori del Lago Maggiore. Coinvolte istituzioni del territorio, come l’Università del Piemonte Orientale. L’idea parte da un presupposto: il Lago Maggiore è oggi tra le destinazioni italiane più interessanti per i nuovi investimenti nell’hospitality internazionale. A sostenerla sono anche i rappresentanti di alcune delle principali catene alberghiere mondiali e operatori del settore. Il forum ha riunito investitori, sviluppatori, architetti, imprenditori per confrontarsi sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il turismo contemporaneo. De Angelis aggiunge: “Aderiscono imprenditori illuminati del Lago e non, tutti consapevoli di un concetto: Il territorio ha grandissimi potenzialità e eccellenze, ma bisogna fare sistema”.
Nel corso delle due giornate organizzate da MC International e Arzanà, è emersa una visione condivisa: la competitività delle destinazioni non dipende più soltanto dalla qualità delle strutture ricettive o dalla notorietà del luogo, ma dalla capacità di costruire un ecosistema integrato in cui ospitalità, architettura, cultura, formazione, paesaggio e rigenerazione territoriale contribuiscono a generare valore nel lungo periodo.
Una lettura condivisa da Ettore Cavallino, vice president Development Luxury Southern & Eastern Europe di Accor, secondo cui “oggi non conta soltanto il singolo progetto, ma la capacità di costruire un ecosistema autentic’”. Per Massimiliano Ceriani, Head of Development Italy & Malta di Meliá Hotels International, saranno invece premiate “le destinazioni capaci di valorizzare paesaggio, benessere, cultura e qualità dei servizi”.
Accanto al tema degli investimenti, Vette e Onde Experience ha evidenziato come il futuro dell’hospitality passi sempre più attraverso il dialogo tra discipline diverse. Architettura, design, arte, manifattura, cultura e innovazione non rappresentano più elementi accessori, ma fattori centrali nella costruzione dell’identità delle destinazioni e nella capacità di attrarre viaggiatori, talenti e capitali.
Luca Sartorio, Founder & CEO di Grand Luino Group: “Rigenerare significa restituire funzione e senso a spazi che hanno perso centralità, creando nuove opportunità per il turismo, per l’economia locale e per le comunità”.
A offrire una prospettiva internazionale sul rapporto tra progettazione e ospitalità, Francesca Muzio, Founder e CEO di FM Architettura.
Saluti istituzionali di Aimone Dal Pozzo d’Annone, in qualità di CEO & General Manager del Castello Dal Pozzo Resort Lago Maggiore. La prima tavola rotonda, moderata da Giovanni Lodato, Director Hotel Operator Selection & Consultancy Italy di CBRE, ha offerto una lettura delle principali trasformazioni che stanno interessando il mercato dell’hospitality internazionale. Patrick Puricelli, Ettore Cavallino, Massimiliano Ceriani e Francesco Ronzoni. Per , con interventi di Patrick Puricelli, Director Development Southern Europe di Hilton.
Seconda tavola rotonda con Matteo Gambaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC delle Province di Novara e del VCO, che ha riportato l’attenzione sul ruolo dell’architettura come strumento di interpretazione dei luoghi: “Il genius loci è la somma di paesaggi, memorie e relazioni che rendono unico un territorio. La responsabilità del progetto è riconoscere questi elementi e trasformarli in valore senza snaturarli”.
Elia Frapolli, ideatore del progetto Habitat Lago Maggiore, ha raccontato la nascita di un modello di ospitalità sviluppato a partire da un preciso spazio di mercato: micro-unità immersive, già presenti in altri contesti internazionali ma ancora poco diffuse sul Lago Maggiore. Il confronto si è poi concentrato sul dialogo tra arte, cultura e ospitalità contemporanea, elementi sempre più centrali nella costruzione dell’identità delle strutture ricettive. Federico Spagnulo, Founder & Senior Partner di Spagnulo & Partners, ha sottolineato come le grandi catene internazionali stiano progressivamente superando modelli standardizzati. A chiudere il confronto è stato Antonio Zacchera, CEO di Zacchera Hotels, che ha portato il punto di vista di una delle realtà imprenditoriali che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo dell’ospitalità sul Lago Maggiore: “Innovare non significa inseguire ogni tendenza, ma continuare a investire sulla qualità e sulla capacità di interpretare il cambiamento restando fedeli alla propria identità”.
Accanto ai temi affrontati nel corso dei panel, il confronto ha offerto anche alcune riflessioni di più ampio respiro sul ruolo che architettura, arte e cultura sono chiamate a svolgere nell’evoluzione dell’ospitalità contemporanea. Due contributi che, pur partendo da prospettive differenti, hanno posto al centro il valore dell’identità come elemento capace di rendere una destinazione autentica, riconoscibile e competitiva.
Flaviano Capriotti, architetto tra i principali interpreti dell’architettura contemporanea italiana, ha proposto una riflessione sul rapporto tra arti, cultura e ospitalità, evidenziando come la qualità di un progetto nasca dalla capacità di costruire luoghi dotati di una forte identità: “Credo che il rapporto tra arti, cultura e ospitalità risieda nella capacità di costruire luoghi dotati di identità. Quando architettura, arte e design dialogano in modo autentico, lo spazio supera la dimensione funzionale e diventa esperienza, racconto, memoria. L’ospitalità più interessante oggi è quella che riesce a interpretare il contesto culturale in cui si inserisce, traducendolo in una narrazione contemporanea. È in questo equilibrio tra appartenenza e visione che nasce il valore di un progetto.” A completare questa prospettiva è stato Vittorio Grassi, fondatore di Vittorio Grassi Architects.


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