Memoria&Futuro: c’era una volta l’Ente di sviluppo agricolo del Piemonte

Memoria&Futuro: c’era una volta l’Ente di sviluppo agricolo del Piemonte

di Salvatore Vullo

L’Ente di Sviluppo Agricolo del Piemonte (ESAP), ente strumentale della Regione Piemonte per l’attuazione del Piano regionale di sviluppo e dei programmi del settore agricolo, è stato una meteora che ha solcato il cieli del Piemonte; ha avuto vita breve, ma intensa e che ha lasciato molti segni.

L’ ESAP venne istituito con la legge regionale n. 12 del 1974. Ma la legge trovò pratica attuazione e strutturazione nel 1977, con una nuova legge di modifica e integrazione, la L.R. n. 51 del 1977, imposta dalla legge nazionale n. 386 del 1976 che fissava le norme di principio, particolari e finanziarie per gli enti di sviluppo agricolo regionali, tra le quali il numero dei consiglieri di amministrazione fissato in 26 componenti, oltre al presidente, dei quali tredici designati dalle forze politiche, dodici dalle organizzazioni professionali , economiche e sindacali dell’agricoltura, uno in rappresentanza del personale dell’ente.

In questi primi anni di attività l’Ente si trovò nella paradossale condizione di avere più amministratori che personale; la pianta organica che prevedeva 51 dipendenti, andò quasi a regime molti anni dopo. Ma, con tutte le contraddizioni del caso, l’ESAP aveva la sua forza in quel Consiglio di Amministrazione, così numeroso e che era rappresentato dai personaggi più importanti e autorevoli che, in ambito politico, istituzionale, tecnico e professionale, operavano nel mondo agricolo. L’ESAP era una fucina di idee e progetti e che, in qualche modo, dava anche la “linea” sulle politiche agrarie che sicuramente influivano sulle decisioni dei partiti e delle istituzioni piemontesi.

Personaggi importanti, dunque, a cominciare dal suo primo presidente, quel professore Pino Maspoli, del partito socialista, docente all’università di Torino, che restò in carica fino al 1980; e con lui i due vicepresidenti: Sergio Clerico, dirigente del PCI, e Giovanni Turello, già storico esponente del Partito dei Contadini che ad Asti aveva la sua roccaforte. Poi i consiglieri che annoveravano i massimi dirigenti delle Organizzazioni Agricole: Carlo Gottero, leader della Coldiretti, Bruno Pusterla, direttore della Confagricoltura Piemonte, l’onorevole Oddino Bo, presidente della Confcoltivatori Piemonte, Alessandro Sandra, dirigente di Confcooperative, Giuseppe Reburdo, presidente delle ACLI, Giorgio Pallavicini, docente di economia agraria università di Torino, Andrea Coucourde, vice presidente Confcoltivatori Piemonte, Dario Ardissone, presidente Unione regionale associazioni vitivinicole, l’onorevole Giovanni Battista Rabino, Ezio Aprà, dirigente della Lega Cooperative, Michele Bechis, dirigente Confcooperative, Elio Celato, Giovanni Ranghino e Marco Tara della Coldiretti, Giuseppe Ferrari, Enrico Boffa, Sergio Bosia, Carlo Chiarena, Pier Arrigo Fenoglio, Raffaele Ferraris, Roberto Nebiolo della UIL, Silvio Ortona, Laura Verlengia. E ricordo in particolare l’attenta e battagliera Maria Grazia Calzoni, direttore della Confagricoltura di Torino, a quel tempo tra le pochissime donne a svolgere ruoli dirigenziali nel mondo agricolo.

Molti di questi personaggi furono confermati nella successiva legislatura 1980 – 1985, quella che dovette occuparsi della continuità e gestione degli interventi e acquisizioni decisi nei precedenti anni, che ebbe, dopo Maspoli, un altro buon presidente, il socialista alessandrino Piero Formaiano, e altri consiglieri subentrati come Lido Riba, futuro consigliere regionale e assessore all’agricoltura del Piemonte, Peppino Cancelliere, presidente della Confcoltivatori Piemonte, Paolo Ricagno, presidente della vecchia cantina sociale di Alice Bel Colle e del Consorzio di tutela Vini d’asti e Monferrato, Tommaso Mario Abrate, presidente di Fedagri Piemonte – Confcooperative, Giancarlo Sironi, presidente delle cooperative agricole della Lega Coop, PieLauro Cha, Franco Smerieri, Giuseppe Cassetta della CISL, Giuseppe Cattaneo.

Ed ancora, nella legislatura 1985- 1990, il presidente (DC) Renato Bressan e nuovi consiglieri come Giovanni Garavello, Enzo Genocchio, Giacomo Buchi, Giacomo Rossi.

Insieme a questo parterre di amministratori di buon livello politico e professionale operò un gruppo di dirigenti e funzionari : una cinquantina in tutto, tra i quali il sottoscritto, che venne anche designato nel Consiglio di Amministrazione in rappresentanza del personale, e si fece le ossa nella attività di partecipazione alle fiere e promozione. Eravamo in gran parte giovani, molti alle prime esperienze ma, animati dallo zelo dei neofiti e persino da tensioni ideali, entusiasti di lavorare e di costruire, lontani da formalismi, rivalità e conflitti esasperati e da angustie giuridiche, sindacali, burocratiche. E ricordo il direttore Nicola De Vecchi Pellati, dirigenti come Ettore Ponzo, Gianni Bianco, Giuseppe Cavallero, Giovanni Perrone, Leopoldo Cassibba, Gregorio Celli, Ruggero Pesce.

Tutto ciò e altri favorevoli elementi contingenti, quali la caratterizzazione nuova e sperimentale dell’ESAP, in un contesto anche molto ideologizzato e in cui le Regioni da poco istituite ambivano a conquistare sempre più spazi e prerogative, fecero sì che l’Ente diventasse una sorta di laboratorio, una fucina culturale e professionale. Un creatore di grandi e piccoli progetti innovativi, antesignani. Ricordo che sono gli anni della Centralità dell’intervento pubblico, della Pianificazione Territoriale, della programmazione; e che la Regione, per la parte agricola affida all’ESAP con la legge n. 20 del 1978: ” Norme per la formazione e l’approvazione dei Piani Agricoli zonali”. Questa diventa la più importante e imponente attività dell’ente che coinvolge centinaia di tecnici agricoli e amministratori enti e istituzioni, che macina assemblee e consultazioni con migliaia di produttori . Insomma, un gran lavoro che, al di là delle velleità e utopie, è stato un buon esempio di partecipazione, che è servito a creare un quadro conoscitivo organico e completo del settore agricolo con le sue correlazioni con gli altri ambiti economici e sociali; per le indicazioni di proposte e progetti utili e necessari per il mondo agricolo. Ricordo inoltre che nella palestra della Programmazione agricola si formarono centinaia di tecnici agricoli che poi diventarono i quadri dirigenti e amministratori di enti pubblici e soggetti privati. E qui si correla anche l’attività per il censimento dei Consorzi irrigui e gli interventi a sostegno di realtà come il Consorzio Agro Morenico, il Canale De Ferrari, la compartecipazione a tanti altri progetti regionali e ad un Piano degli invasi e delle acque in Piemonte. Altra importante attività è stata quella relativa al sostegno della Cooperazione agricola, con gli interventi di concessione delle fidejussioni, in particolare alle cooperative giovanili che sono sorti anche in agricoltura con la legge 285. Si parla molto di riordino fondiario, viene varata la legge regionale n. 61 del 1979 sulle “Terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate”, che ne affida all’ESAP il censimento. Ma gli interventi più rilevanti, anche finanziariamente, sono quelli a tutela dei produttori e dei comparti interessati in situazioni di crisi, ovvero “salvataggi”, con acquisizioni totali o in compartecipazione di aziende e società. L’ESAP, criticamente, per questi interventi viene definito la piccola GEPI agricola della Regione Piemonte; ma sono le forze politiche e istituzionali, produttori e sindacati a richiedere l’intervento, (del resto le cose ancora adesso non sono tanto cambiate in materia di salvataggi). Gli interventi più importanti riguardarono quello sul Consorzio Latte Verbano di Novara, sul caseificio Passera di Crescentino e il caseificio S. Matteo di Vigone. In campo vitivinicolo l’acquisizione dell’Enocoop di Moriondo che costituisce il nucleo originario di quello che è diventato l’attuale società “Terre da vino”, una delle più importanti strutture di trasformazione e commercializzazione vinicola del Piemonte, al servizio della cooperazione vitivinicola coordinata dalla Vignaioli Piemontesi e un folto gruppo di cantine sociali, che oggi ha sede a Barolo. Tra le acquisizioni, ricordo la tenuta Cannona di Carpeneto, poi diventata il Centro regionale di sperimentazione vitivinicola. Con l’ESAP partirono le prime esperienze di partecipazione organizzata dei produttori piemontesi alle principali fiere e manifestazioni agroalimentari. E così, attraverso l’ESAP e il suo coordinatore Francesco Tranfo, l’area espositiva del Piemonte, con decine di cooperative e cantine sociali e singoli produttori espressione di associazioni, consorzi, enoteche regionali e botteghe del vino, cominciarono a farsi conoscere e avviare i primi contatti e contratti con gli operatori italiani ed esteri. E parliamo del Bibe Interfood di Genova (a quel tempo la più importante fiera internazionale sul vino e l’alimentare); della fiera internazionale alimentare di Rimini, della fiera agricola di Verona, del Vinitaly di Verona (allora una fiera che doveva ancora crescere); il Vinincontri di Torino. Con la partecipazione alle fiere si iniziò anche a far conoscere e promuovere il Piemonte, e non solo come istituzioni, ma anche con l’azione di quei produttori, tra cui tanti giovani che potremmo definire “la meglio gioventù. Inoltre, specie durante il Bibe di Genova, in collaborazione con l’ICE e la Fiera venivano organizzati le visite in Piemonte delle delegazioni di operatori e giornalisti esteri.

L’ESAP mise in campo altri progetti e iniziative pionieristiche e innovative che fecero scuola. E ricordo il Centro Agrometeorologico Piemontese: con il radar e le altre rilevazioni climatiche al servizio dell’agricoltura e per la difesa attiva delle colture, con le collegate “Capannine” sparse sul territorio regionale. Da qui partì l’esperienza della “Difesa integrata” delle colture.

Altra importante, interessante e innovativa attività fu quella di formare i criteri di valutazione dell’Impatto delle grandi opere sull’agricoltura. E la prima importante esperienza si realizzò sul progetto autostradale che doveva collegare Torino con Pinerolo.

Cito infine, tra tante altre “piccole cose”, le prime iniziative nel campo che oggi potremmo definire dell’educazione alimentare, ambientale e informazione al consumatore, trattati con la rivista periodica “Verde”, pubblicata e diffusa per diversi anni dall’ESAP.

Per motivi diversi ’ESAP cominciò ad andare in crisi verso la fine degli anni ’80; nel 1989 infatti il presidente e buona parte del Consiglio, diedero le dimissioni. La Regione nominò un Commissario, nella persona di Pier Domenico Clemente, segretario della Giunta Regionale, che rimase in carica anche nella legislatura successiva; non certo un buon segno per il rilancio dell’ESAP che, infatti, nel 1994 venne soppresso con legge regionale.

Ma dell’ESAP rimane il suo indubbio e importante patrimonio di uomini, esperienze, professionalità, opere e progetti, portato in dote alla comunità piemontese, in particolare alla Regione Piemonte e al suo assessorato all’agricoltura.

 

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