Il vigneto del prof parla ai giovani di pace e solidarietà

di Gianfranco Quaglia

C’è un “vigneto narrante” sulla collina di Briona, a pochi chilometri da Novara. Racconta di un uomo, anzi di un “prof” che ha lasciato un segno profondo in molti studenti diventati grandi, quasi tutti affermati nel mondo dell’agricoltura. Si chiamava Carlo Garavaglia e a lui è stato intitolato questo vigneto di 4 mila metri quadri, tutto Nebbiolo. Il professor Carlo, di Trecate, era un insegnante dell’Istituto Bonfantini di Novara, eccellenza nel panorama delle scuole agrarie d’Italia, ora affidato al preside Vincenzo Zappia.

Non era soltanto un prof Carlo Garavaglia, mancato tre anni fa. Ha lasciato un vuoto profondo che i suoi ex studenti e quelli attuali cercano di colmare proseguendo in una delle sue passioni più forti: appunto la coltivazione di quella vigna. Lui l’aveva creata, ricavata in mezzo alla boscaglia. Dissodato il terreno, aveva messo a dimora le barbatelle. Le curava con tutto l’amore di un papà, lui padre di cinque figli (Mariagrazia, Anna Maria, Carlo Maria, Marco, Chiara) con la moglie Miriam, storica maestra elementare di Trecate. Quel vigneto era il sesto rampollo, l’ultimo della serie di una vita spesa al servizio degli altri. Perché Carlo era fatto così:  lunghe e interminabili giornate, scandite dall’insegnamento al “Bonfa”, l’istituto agrario di Novara, dai pomeriggi in vigna, le altre ore in famiglia e nel solidale, oppure dedicate alla “res publica” intesa come servizio assoluto e gratuito (era stato amministratore del Comune trecatese per molti anni, prima nelle file della Dc, poi alla guida di una lista civica come consigliere e assessore). Non c’erano spazi vuoti, sino agli ultimi giorni consumati in silenzio a 76 anni.

Miriam è tornata sulla collina pochi giorni fa, quando il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, è venuto a inaugurare quel vigneto dedicato al Prof la cui presenza sembra ancora viva tra i filari. La compagna di una vita parla di lui, della sua passione, dell’attenzione per gli studenti (“aveva lo scrupolo di non lasciare indietro nessuno”). 

Anche quest’anno si raccoglieranno i grappoli e quella forza vitale diventerà Nebbiolo da gustare, con la cura degli studenti guidati dal profedsor Vincenzo Belvedere. Una storia che prosegue con i ritmi della natura, di cui il vigneto rappresenta l’apoteosi in simbiosi con l’uomo.

 

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