Vertice a Roma sulla crisi del riso. Alla riunione, presieduta dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e dal sottosegretario Patrizio La Pietra, hanno partecipato tutte le associazioni della filiera risicola e la presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba.
Al centro del confronto l’impegno del Governo in sede europea, il sostegno all’innovazione, il rafforzamento delle infrastrutture idriche e l’intensificazione dei controlli lungo la filiera da parte dell’ICQRF.
“Sono tanti – ha sottolineato il ministro – gli interventi di natura finanziaria, economica e progettuale che abbiamo messo in campo e insieme al mondo associativo stiamo raggiungendo risultati brillanti“.
“Abbiamo già inserito nella legge di bilancio alcune novità per aiutare molti settori in sofferenza momentanea rispetto, ad esempio, alle annualità passate, in particolare con il Fondo per la sovranità alimentare. Ragioniamo su misure che possano riconoscere le difficoltà affrontate dagli agricoltori colpiti da scarsità idrica. Parallelamente, abbiamo previsto altri interventi che consentano di sviluppare contratti di filiera di lungo periodo, mettendo i nostri agricoltori nelle condizioni di operare con maggiore sicurezza e il mondo industriale di contare su approvvigionamenti certi, a costi standardizzati. Un grande lavoro comune sinergico per difendere le nostre produzioni, per svilupparle, per creare campagne che possano incentivare il consumo interno dei nostri prodotti straordinari come quello proveniente dalla risicoltura. Noi siamo i primi produttori in Europa. Siamo leader mondiali nella qualità su questo eccezionale prodotto, che ovviamente ha bisogno di essere curato anche con un’infrastruttura idonea a garantirgli acqua, per esempio, che è uno degli elementi strategici nella produzione del riso, abbattere i costi energetici dei fertilizzanti“.
“Sono tanti – ha sottolineato il ministro – gli interventi di natura finanziaria, economica e progettuale che abbiamo messo in campo e insieme al mondo associativo stiamo raggiungendo risultati brillanti. Abbiamo già inserito nella legge di bilancio alcune novità per aiutare molti settori in sofferenza momentanea rispetto, ad esempio, alle annualità passate, in particolare con il Fondo per la sovranità alimentare. Ragioniamo su misure che possano riconoscere le difficoltà affrontate dagli agricoltori colpiti da scarsità idrica. Parallelamente, abbiamo previsto altri interventi che consentano di sviluppare contratti di filiera di lungo periodo, mettendo i nostri agricoltori nelle condizioni di operare con maggiore sicurezza e il mondo industriale di contare su approvvigionamenti certi, a costi standardizzati“.
Interventi urgenti sono stati chiesti da Cia-Agricoltori Italiani: “L’Italia è il primo produttore di riso dell’Ue, con oltre il 50% della produzione comunitaria e circa 233 mila ettari coltivati. Un patrimonio economico, ambientale e paesaggistico che oggi, però, attraversa una delle crisi più gravi degli ultimi anni. A pesare sono, da un lato, una campagna produttiva segnata dalla scarsità d’acqua e dalle alte temperature, che rischiano di compromettere rese e raccolti; dall’altro, un mercato che continua a deprimere il valore del prodotto. Il crollo delle quotazioni sta mortificando il lavoro degli agricoltori, con cali di listino estremamente marcati soprattutto per le varietà indica, lunghi e da parboiled, ormai ben al di sotto dei costi di produzione”.
Secondo Cia, a incidere sono anche le scelte commerciali dell’Ue, che continuano a sacrificare il riso negli accordi di libero scambio. Solo nei primi tre mesi del 2026, le importazioni in volume sono cresciute di quasi il 30%. Dalle agevolazioni concesse ai Paesi del Sud-Est asiatico, come Cambogia e Myanmar, fino agli accordi Mercosur e con l’Australia, cresce la pressione sul mercato interno, mentre agli agricoltori europei vengono richiesti standard produttivi, ambientali e sociali sempre più elevati. Una concorrenza che non può essere considerata equa e che continua a comprimere i prezzi e a indebolire la competitività dell’intera filiera.
Fondamentale per Cia è accelerare su genetica, ricerca e innovazione, valorizzando il percorso avviato con le Tecniche di Evoluzione Assistita e rafforzando gli investimenti pubblici nelle buone pratiche agronomiche. Occorrono soluzioni fitosanitarie a minore impatto ambientale, ma in grado di garantire adeguati risultati sul piano produttivo.
Sul fronte commerciale, Cia chiede che il riso venga davvero riconosciuto come prodotto sensibile e non diventi merce di scambio nei negoziati internazionali.
Infine, per rafforzare il settore e assicurare maggiori certezze alle imprese agricole, Cia punta sui contratti di filiera con l’industria, sul modello già sperimentato nel comparto grano duro-pasta, capaci di creare benefici condivisi per produttori e trasformatori, e su una campagna istituzionale di valorizzazione del riso 100% italiano, con l’obiettivo di rafforzarne la competitività e il riconoscimento presso i consumatori.
Più controlli sulle importazioni extra UE per evitare, come sta accadendo per altri settori, l’arrivo di merci senza i requisiti necessari per la vendita in Europa, ma anche contratti che valorizzino la filiera 100% italiana e la programmazione delle semine. Queste le proposte di Confagricoltura presentate dal presidente Massimiliano Giansanti.
Un’altra proposta di Confagricoltura riguarda la costituzione del Consorzio del Riso Aromatico italiano. Poi la gestione dello stoccaggio con l’attivazione di strumenti finanziari per favorire la liquidità delle aziende agricole valorizzando le merci in magazzino, come capita per altri comparti. Giansanti ha inoltre ricordato la necessità di migliorare l’etichettatura obbligatoria di origine sulle confezioni di riso, ma anche la promozione, nell’ambito della PAC, di pratiche che favoriscano un utilizzo razionale della risorsa idrica in risaia.
Con l’esplosione dei costi del carburante, dei fertilizzanti e dell’energia, produrre oggi una tonnellata di riso costa circa 450 euro, con il mercato che la remunera mediamente solo 350 euro. Una forbice che rende insostenibile la continuità produttiva. In poco più di sei mesi il valore del prodotto si è quasi dimezzato: ad ottobre il risone Baldo era venduto a quasi 60 euro al quintale, prezzo che è crollato un mese fa a 38 euro. Coltivare riso oggi è un lavoro non più redditizio ed è a rischio la tenuta di molte aziende agricole e di una filiera che ha un valore alla produzione di oltre mezzo miliardo di euro”.
Lo ha dichiarato il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele. Presente all’incontro Silvano Saviolo, referente nazionale per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte.
Questi gli interventi sollecitati da Confcooperative a sostegno delle imprese della filiera risicola che sono alle prese con i danni dovuti alla siccità: l’attivazione degli strumenti di gestione del rischio, a partire dal fondo Agricat per il quale il Ministro si è impegnato a valutare la fattibilità e l’utilizzo delle risorse esistenti, che ammontano a circa un miliardo: l’attivazione di un apposito strumento di stabilizzazione del reddito da parte di Ismea (Fondo IST). Infine, lo stanziamento di risorse ad hoc per il riso nell’ambito del Coltiva Italia, dedicato ai contratti di filiera per il riso, con l’obiettivo di stimolare l’aggregazione dell’offerta e la programmazione produttiva, oltre che sostenere gli investimenti.
Grande attenzione, infine, al tema delle della disponibilità di acqua, con la richiesta da parte di Confcooperative di recuperare invasi e di creare nuove vasche di accumulo.
Al Tavolo di filiera
è intervenuta la presidente di Coldiretti Piemonte e membro di giunta nazionale, Cristina Brizzolari, con la richiesta di un piano straordinario per salvaguardare una produzione simbolo del Made in Italy e Made in Piemonte.
“La campagna commerciale 2025-2026, non ancora conclusa, ha visto arrivare in Italia oltre 190 milioni di chili di riso straniero, con quattro confezioni importate su cinque provenienti dall’Asia, alimentando un eccesso di offerta – evidenzia Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo – che ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai nostri produttori proprio mentre le campagne devono fare i conti con caldo e scarsità d’acqua, con perdite produttive che in alcune aree potrebbero superare il 30%”.
“Abbiamo chiesto un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà, rafforzando al tempo stesso il reddito dei produttori, controlli più severi per certificare l’origine e impedire truffe ai cittadini, anche con strumenti innovativi, come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo Sovranità alimentare – evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale”.
“La campagna commerciale 2025-2026, non ancora conclusa, ha visto arrivare in Italia oltre 190 milioni di chili di riso straniero, con quattro confezioni importate su cinque provenienti dall’Asia, alimentando un eccesso di offerta – evidenzia Fabrizio Rizzotti, vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco e membro di giunta con delega territoriale al settore risicolo – che ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai nostri produttori proprio mentre le campagne devono fare i conti con caldo e scarsità d’acqua, con perdite produttive che in alcune aree potrebbero superare il 30%. A preoccupare è anche il negoziato per l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Thailandia, che rischia di aprire ulteriormente il mercato comunitario a uno dei maggiori esportatori mondiali di riso, con effetti pesanti sulla competitività”.
Il presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il direttore Domenico Pautasso: “Si deve prevedere anche risorse regionali per sostenere le imprese, lo stop alle importazioni selvagge con l’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi extra Ue, un piano nazionale degli invasi per affrontare le emergenze idriche, investimenti nella ricerca e nelle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e il rafforzamento del sostegno al riso nella futura Pac, premiando le aziende che investono in qualità, innovazione e sostenibilità”.




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