Dopo l’iniziale delusione, ora la consapevolezza che forse non tutto è perduto. Stiamo ancora parlando di riso. E di un “bicchiere mezzo pieno”, come recita il titolo dell’ultima nota di Ente Nazionale Risi, a proposito della clausola di salvaguardia che dovrebbe tutelare i risicoltori dalle importazioni a dazio zero e delle richieste inascoltate dall’UE.
“Nonostante le tensioni seguite all’ultimo voto di Strasburgo – sottolinea il comunicato dell’Ente – il comparto risicolo europeo porta a casa una vittoria strutturale che cambia per sempre le regole del gioco commerciale attraverso la nuova clausola di salvaguardia automatica inserita nella riforma del Sistema di Preferenze Generalizzate. Questa innovazione non deve essere letta come una sconfitta, ma come l’acquisizione di un’arma di difesa fino a poco tempo fa considerata irraggiungibile e che segna il passaggio da una protezione incerta ad uno scudo matematico”.
Il nodo è rappresentato dalla soglia che, una volta raggiunta, farà scattare il meccanismo di difesa introducendo misure antagoniste attraverso l’introduzione dei dazi tesi a scoraggiare le importazioni, o quantomeno a renderle meno vantaggiose per i Paesi esportatori. In un primo tempo la soglia fissa indicata era, complessivamente, di 562 mila tonnellate. Ora Ente Risi precisa: “Non esiste alcuna soglia fissa di inytervento a 562 mila tonnellate, bensì un sofisticato meccanismo dinamico basato sulla media delle importazioni dell’ultimo decennio maggiorata di un coefficiente di crescita del 45%. Al superamento di questo tetto, i dazi doganali si ripristinano immediatamente e per diritto fino alla fine dell’anno, con l’ulteriore vantaggio che nell’annualità successiva la protezione diventerà ancora più severa, eliminando ogni maggiorazione e trasformandosi in un vero e proprio limite invalicabile per le importazioni a dazio zero”.
Ancora: “È un cambio di paradigma totale: se nel recente passato per bloccare il riso asiatico servivano dossier tecnici infiniti, indagini della Commissione europea lunghe un anno e la prova certa di un danno economico per l’industria (e non per il produttore risicolo), oggi la tutela scatta in automatico al semplice riscontro dei numeri doganali.
Niente più burocrazia paralizzante o discrezionalità politica, ma un automatismo che garantisce tempestività e protegge direttamente gli agricoltori anche quando l’industria di trasformazione non lamenta perdite”.
In realtà il tetto delle 562.000 tonnellate non viene smentito, ma scorporato: le proiezioni per il 2027 indicano che per il Myanmar la salvaguardia scatterebbe automaticamente oltre le 249.200 tonnellate (con una soglia per l’anno successivo ridotta a 171.862 tonn.), mentre per la Cambogia il limite sarebbe di 313.268 tonnellate (scendendo a 216.047 tonn. nell’esercizio seguente). “Quote che i flussi storici hanno già ampiamente dimostrato di essere state superate, sino ad ora senza applicazione di alcuna salvaguardia – osserva però Ente Risi -. Anche se la politica commerciale dell’Unione europea sembra talvolta sacrificare la sovranità alimentare sull’altare di concessioni unilaterali nate per scopi umanitari (oggi tutti da dimostrare) e poi degenerate in un sistema di importazioni a basso costo, questo nuovo strumento rappresenta un argine concreto e faticosamente conquistato per difendere la qualità del riso europeo e la tenuta economica delle nostre aziende agricole”.


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