Scotti sceglie il bio o lo chiama ”Lover”

Scotti sceglie il bio o lo chiama ”Lover”

scottidi Gianfranco Quaglia

Oltre 18 milioni di famiglie italiane fanno rotta sul cibo biologico. Questo dato rappresenta una tendenza sempre più marcata, vorrà dire qualcosa, al di là delle polemiche che puntualmente si innescano attorno al bio vero e a quello falso. Se lo è chiesto anche Dario Scotti presidente di una delle industrie risiere più note in Italia e nel mondo. Il «Signor Scotti» è di quelli che sanno cavalcare l’onda, non solo sotto il profilo della comunicazione: ci crede, anticipa i trend, forse gli rodeva che un marchio come il suo non fosse protagonista di questa tendenza. E allora ecco che t’inventa il «Biolover», nuova linea del riso biologico con un’ambizione coraggiosa: una marca leader del convenzionale che si affaccia su un settore specializzato, considerato di nicchia.

«Una sfida che non possiamo perdere – dice Scotti – proprio perchè nasce da un marchio industriale come il nostro, che in oltre 150 anni si è sempre distinto per innovazione ma anche coerenza con il tradizionale». La famiglia Scotti di Pavia si è sempre gettata in avventure che hanno calamitato l’attenzione dei media e degli analisi: quando acquistò per la coltivazione del riso e la trasformazione in Romania, trampolino di lancio di una commercializzazione nell’Est europeo; quando, due anni fa, decise di affrontare il mercato vendendo il 25% a Ebrofoods, il colosso spagnolodella raffinazione del riso, per sedersi alla tavola dei grandi dell’industria agroalimentare mondiale. «ecco perché – dice il patron – non possiamo perderci la faccia con questa nuova iniziativa». Scotti è consapevole che il terreno del biologico è lastricato di trappole, che gli occhi dei consumatori sono puntati con la lente d’ingrandimento, che i detrattori sono pronti a stroncare. E tanto più l’attenzione cresce quanto più il «player» è rappresentato da un colosso come la sua industria. Ma la sfida, per il «Signor Scotti», è una ragione di vita. E la risposta arriva dalle certificazioni di garanzia, cui è sottoposta la linea Biolover: otto enti nazionali e internazionali che accertano l’assoluta corrispondenza tra il dichiarato e l’esistente in confezione, dalla coltivazione in campo alla trasfomazione. «Ogni quintale di risone analizzato ci costa 50 centesimi» precisa Scotti. Si punta anche sul confezionamento: le materie prime utilizzate per gli incarti sono di natura ecologica ed ecosostenibile, con carta proveniente dal recupero e dal riciclo del macero. Le colle a base di farina di frumento e acqua. «L’utilizzo di materiale riciclato – dice Scotti – permette di  salvare un albero ogni 10 mila scatole prodotte».

La linea «Biolover» comprende risi italiani e orientali: Arborio, Carnaroli, Ribe, indicati per risotti; Nerone e Ermes dai chicchi rossi (indicati per contorni); Basmati e Thaibonnet. Poi la gamma della diverisficazione con le gallette, che incrociano oltre al riso anche altri alimenti: riso e amaranto, la pianta definita dagli Aztechi «il grando degli dei»; riso e miglio; con la quinoa, venerata dagli Inca; infine riso e soia. Infine i risotti pronti con i funghi, alla zucca e semi, con i carciofi o le verdure.

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