Europa, concorrenza, storia, cultura: su Risò gli occhi del mondo

Europa, concorrenza, storia, cultura: su Risò gli occhi del mondo

Europa, cambiamento climatico, concorrenza sbilanciata, competitività. Ma anche qualità, storia, cultura. Tutto e tutti alla corte di Sua Maestà il riso. Anzi di Risò, che ha richiamato a Vercelli, capitale europea del cereale, il mondo della politica. Con Giorgia Meloni preisdente del Consiglio e il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, il governatore del Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Vercelli Roberto Scheda, il presidente della Provincia Davide Gilardino, la presidente di Ente nazionale Risi, Natalia Bobba. Parlamentari europei, il direttore generale della Fao, Qu Dongyu e il vicedirettore Maurizio Martina. Oltre a una trentina di ambasciatori accreditati in Italia. Un “parterre de roi” per una coltivazione di cui l’Italia è leader europea e che ha scritto la storia dell’agricoltura in Piemonte e Lombardia. A cominciare dalle mondine, quelle donne dei campi che 120 anni fa combatterono per la conquista delle famose otto ore, una svolta che segnerà una tappa importante sul percorso dell’emancipazione femminile. A loro ha resto omaggio Giorgia Meloni, così come ha voluto ricordare la figura di Emma Bonino, scomparsa proprio nel giorno dell’inaugurazione di Risò. Poco prima, a unirsi al cordoglio invitando tutti a un minuto di silenzio, era stato anche il ministro Lollobrigida, unendosi al ricordo anche di un altro politico scomparso, l’ex ministro Rafaele Costa. Una parentesi di tristezza e tributo in un giorno di festa, caratterizzato da incontri, discorsi, esposizioni nel “village” dedicato al riso. L’omaggio alle lavoratrici dei campi  non è stato l’unico “leit motiv” di Risò: sulla gigantografia da sfondo alla risaia allestita davanti all Basilica di Sant’Andrea, campeggiano altri richiami storici e iconici: oltre alla figura della mondariso, quella del coltivatore che si riferisce alla costituisce a una varietà storica, l’Arborio, costituito 80 anni fa. Poi l’immagine di Camillo Benso di Cavour, cui si deve la realizzazione del Canale Cavour 160 anni fa. Senza quell’opera ciclopica, l’arteria dell’acqua, il riso del Piemonte e della Lombardia non avrebbe raggiunto i traguardi di eccellenza.

Ma la conquista oggi è inficiata, oltre che dal clima, anche dalla concorrenza. E qui il richiamo all’Europa è risuonato in tutti gli interventi (compreso quello della presidente del Consiglio): orgoglio, professionalità, competenze, passione, non bastano. Occorre cambiare strategia ed eliminare il divario esistente tra il riso italiano e il cereale che arriva a dazio zero. “Perché il riso non è stato semplicemente un prodotto – ha detto Meloni – è identità, lavoro, cultura e natura, rispetto del territorio e storia. Il riso è sinonimo di lavoro, di sacrificio e di conquiste”. E, parlando delle donne: “Oggi noi diamo per scontato un diritto acquisito, però all’inizio del Novecento per raggiungere uel diritto è servita una vera rivoluzione. Abbiamo un debito di riconoscenza verso quelle donne”. Poi il tema Europa: “Non si possono fare accordi di libero scambio senza che sempre si rispettino gli stessi standard”. Ancora: “Noi non possiamo accettare che entrino nel nostro mercato prodotti che utilizzano magari fitofarmaci da noi vietati ai nostri produttori. La regola base è una regola di banale buonsenso”.

E prima era stato Alberto Cirio a sollevare il problema in relazione all’accordo con i Paesi del Sudest asiatico. Nel parere che il governatore presenterà all’Europa c’è anche la cancellazione del beneficio del dazio zero per il riso importato da quei Paesi.

Infine, la visita negli stand, con un bagno di folla e di selfie con la premier.Meloni1

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