Decisione – che, a tutti gli effetti può definirsi “storica” – sancita al termine della Conferenza Istituzionale Permanente e frutto dell’accordo e della concertazione tra Autorità di Bacino del Fiume Po, insieme alle Regioni Piemonte e Lombardia, Consorzio del Ticino, Organismo bilaterale Italia-Svizzera e altri portatori di interesse coinvolti: il livello del Lago Maggiore potrà essere innalzato di 15 centimetri. Un traguardo che consentirà maggiore disponibilità irrigua per la pianura. Le organizzazioni agricole (Confagricoltura, Cia, Coldiretti), e il sistema di gestione irriguo esprimono soddisfazione: il provvedimento, in vi sperimentale, sperimentalmente di 15 consente di innalzare il livello da 1,25 metri fino a 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende. Le ricadute riguardano una superficie di circa 300.000 ettari, cuore della produzione agroalimentare d’eccellenza del Nord Italia e riferimento a livello europeo, in particolare per la filiera risicola.
“L’innalzamento del livello massimo del lago – sottolinea una noga congiunta – costituisce inoltre un intervento di adattamento concreto ai cambiamenti climatici, in grado di migliorare la capacità di risposta del territorio agli eventi di scarsità idrica, attraverso un utilizzo più efficiente e programmato delle risorse disponibili, con altresì un’apprezzabile produzione di energia pulita. Questo risultato contribuisce non solo alla produttività agricola, ma anche alla sostenibilità territoriale e ambientale che caratterizza storicamente il comprensorio irriguo del Ticino e della pianura padana. Un modello distintivo rispetto ad altri contesti europei, fondato sull’integrazione tra attività agricola, gestione delle acque, tutela degli ecosistemi e conservazione della biodiversità.”
Una decisione che tuttavia non trova sempre d’accordo i Comuni rivieraschi, i quali temono che l’innalzamento del livello possa causare danni alle spiagge e al turismo. A questo proposito le organizzazioni rassicurare cittadini, operatori economici: “L’innalzamento non comporta alcun pericolo né compromette la sicurezza idraulica. La misura è il risultato di un percorso tecnico-scientifico approfondito, condiviso tra tutte le istituzioni competenti, ed è accompagnata da sistemi di monitoraggio costante e da protocolli di gestione che garantiscono il pieno rispetto delle condizioni di sicurezza e di tutela ambientale. L’adeguamento del livello massimo del Lago Maggiore – dichiarano congiuntamente Est Sesia, Confagricoltura, CIA e Coldiretti – rappresenta un esito di grande rilevanza istituzionale e tecnica. Si tratta di una misura che consente di coniugare sicurezza idrica, competitività del sistema produttivo e salvaguardia ambientale, valorizzando un modello di gestione della risorsa acqua che distingue il nostro territorio nel panorama europeo.”
Le organizzazioni sottolineano infine la necessità di consolidare nel tempo questo indirizzo, proseguendo lungo un percorso di governance condivisa della risorsa idrica e di rafforzamento delle infrastrutture immateriali e gestionali, elementi essenziali per garantire stabilità, sostenibilità e sviluppo al sistema agricolo nazionale.
Ora tutto il distretto potrà contare su un incremento tra 20 e 30 milioni di metri cubi a disposizione, in caso di particolari periodi di stress idrico.
“Innalzare fino a 15 centimetri in più il livello del Lago Maggiore è uno straordinario esempio di come possiamo e dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici. Siamo riusciti ad avere la disponibilità fino a 30 milioni di metri cubi in più di acqua senza nuove opere o infrastrutture. Più acqua per l’agricoltura, per la mitigazione ambientale e la vita del Po fino alla foce, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza idraulica e di tutela ambientale”, evidenzia il segretario generale di ADBPO Alessandro Delpiano.
“Per la Regione Piemonte – dichiarano l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati e quello al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni – siamo molto soddisfatti del fatto che, grazie a un lavoro di squadra tra i diversi enti coinvolti con il coordinamento dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, si sia riusciti a trovare una sintesi efficace per dare un segnale concreto di sostegno al mondo agricolo. Il nostro obiettivo è duplice: tutelare le colture d’eccellenza del territorio, come il riso, e preservare una stagione turistica estiva che rappresenta un elemento fondamentale per l’economia locale. In questo contesto, la possibilità di stoccare acqua si conferma uno strumento strategico, indispensabile per gestire in modo efficiente una risorsa preziosa, soprattutto nei momenti di maggiore necessità e criticità”.
“La possibilità – dichiara Massimo Sertori, assessore all’Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia – di innalzare sperimentalmente il livello di massima regolazione del lago Maggiore nella stagione primaverile fino a 1,35, in caso di scarsità di neve elevabile fino ad 1,40, consentirà di accumulare maggiori riserve idriche nel lago a beneficio dell’irrigazione della pianura padana e del reticolo irriguo alimentato con le acque del fiume Ticino. Più acqua potrà essere destinata all’irrigazione delle risaie della Lomellina e all’agricoltura della pianura milanese e pavese, vere e proprie eccellenze dell’agricoltura italiana. Il cambiamento climatico rende necessario l’adattamento alle nuove condizioni da parte delle istituzioni e del mondo produttivo. La Regione Lombardia, quindi, ha spinto sin dal 2015 per avviare la sperimentazione”.


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