“La conversione in legge del disegno di legge sui reati agroalimentari approvata dalla Camera nella Giornata del Made in Italy segna una svolta decisiva nella tutela delle eccellenze di una filiera agroalimentare estesa, che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop Economy la sua espressione più avanzata”. È quanto sottolinea Coldiretti: il provvedimento era atteso da dieci anni, ispirato alle proposte della cosiddetta “Legge Caselli”, promossa dalla stessa Coldiretti insieme a Fondazione Osservatorio Agromafie di cui Caselli è il presidente del comitato scientifico fin dalla sua costituzione.
Secondo l’ultimo rapporto elaborato da Coldiretti, Eurispes e Fondazione Osservatorio agromafie il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
“Bene la nuova disciplina che irrigidisce le sanzioni amministrative contro chi viola le regole su etichettatura, indicazione dell’origine, elenco degli ingredienti e uso improprio delle denominazioni – evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. L’aggiornamento del codice penale con un capo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare rappresenta un progresso fondamentale per contrastare efficacemente le frodi nella filiera alimentare e mira a tutelare in particolare le denominazioni di origine Dop e Igp.
“L’approvazione definitiva del disegno di legge sui reati agroalimentari rappresenta un passaggio di grande rilievo per il nostro ordinamento. Dopo 11 anni di attesa, si introduce finalmente un quadro normativo più moderno ed efficace, in grado di rispondere alla crescente complessità delle frodi nel settore agroalimentare» afferma Gian Carlo Caselli.
«Come Coldiretti Torino – aggiunge il presidente Bruno Mecca Cici – non possiamo che essere grati a Gian Carlo Caselli e a tutta la Fondazione Osservatorio Agromafie per il grande lavoro svolto in tutti questi anni e per avere aiutato il mondo agricolo a combattere i crimini e le pratiche sleali che mettono in ginocchio l’agricoltura, quella vera, quella della stragrande maggioranza delle aziende che ogni giorno lavorano con diligenza e onestà per fare grande il made in Italy agroalimentare».

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