Un viaggio nel mondo della risicoltura che parte da lontano, incrocia un lavoro antico, quello delle mondine celebrato da “Riso Amaro” e si proietta a un domani già presente: l’agricoltura di precisione, l’utilizzo di nuove metodologie di coltivazione con un’attenzione alla sostenibilità e all’ambiente. Il volume, “Riso, chicchi di futuro” (Ed. Decima Musa), scritto da Gianfranco Quaglia, giornalista che su “La Stampa” per anni si è occupato anche di agricoltura, oggi direttore di “Agromagazine”, scandaglia queste trasformazioni: manualità, braccia e schiene curve sostituite da tecnologia, geomappatura, laser, droni. Ma soprattutto da un’imprenditoria che non è più declinata soltanto al maschile. In questo libro, il secondo dedicato alla risicoltura dopo “Gente di Riso”, l’autore incontra protagoniste alla guida di aziende agricole tra le più avanzate. Nipoti e pronipoti di quella folta schiera che 120 anni fa, nel 1906, ingaggiò una dura lotta di emancipazione per la conquista delle famose “Otto ore”, traguardo che affrancò la donna da un lavoro usurante e segnò il riscatto non solo nei campi. Il volume si conclude con uno sguardo all’intelligenza artificiale, non sostitutiva del lavoro umano, ma predittiva di un futuro made in Italy, subordinato al riso di qualità come presupposto necessario per vincere sulla concorrenza. Il volume è stato presentato





nell’aula magna dell’Istituto agrario Ferraris di Vercelli, diretto da Cinzia Ferrara, con l’intervento di Gianfranco Quaglia, Natalia Bobba presidente Ente Nazionale Risi; FilipHaxhari, ricercatore e responsabile settore miglioramento genetico Ente Risi; Paola Battioli, imprenditrici e già presidente Confagricoltura Novara Verbano Cusio Ossola. Ha moderato Roberta Martini, caporedattore “La Stampa”. In apertura ha introdotto Lella Bassignana, in sostituzione della dirigente scolastica. Subito dopo gli interventi del sindaco di Vercelli, Alessandro Scheda, e del presidente della Provincia, Davide Gilardino.


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