“Un settore sull’orlo del baratro”

“Un settore sull’orlo del baratro”

centro ricerche ente risi“Un settore sull’orlo del baratro che rischia seriamente il collasso”.

Con queste parole drammatiche Coldiretti fotografa il momento attraversato dal riso Made in Italy. Non solo la siccità con la conseguente mancanza d’acqua per irrigare. C’è un mercato depresso, con quotazioni crollate, che non coprono più i costi di produzione. Di più: nei magazzini ci sono ancora centinaia di migliaia di quintali di invenduto dalla scorsa campagna. E le previsioni a breve e medio termine non lasciano intravvedere schiarite, tanto che alcuni risicoltori – paventando un futuro fosco – hanno deciso di rinunciare alle semine, orientandosi su altre coltivazioni (come il mais e la soia). Queste le prime indicazioni del sondaggio che ogni anno Ente Nazionale Risi lancia tra i produttori, proprio per avere un quadro attendibile della situazione. E sempre Ene Nazionale Risi ha convocato al centro ricerche di Castello d’Agogna (PV), i massimi rappresentanti della filiera risicola (industria di trasformazione compresa). “Un confronto – stigmatizza una nota di Coldiretti – che conferma un consueto immobilismo mentre la risicoltura è in balia di una crisi sempre più drammatica”.

 

“La parte industriale si è premurata di ricordare che solo il 2,5% del riso è attualmente veicolato attraverso i contratti di filiera – evidenzia Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo -. Questo ha confermato la necessità di implementare i contratti di coltivazione perché siamo sempre più convinti che questa sia una strada per uscire, nel tempo, dalle formule arcaiche che dominano le dinamiche di questo mercato. La situazione attuale è vergognosa con i prezzi di tutte le varietà del Made in Italy che fanno segnare riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Coldiretti Novara-Vco era rappresentata dal vicepresidente Fabrizio Rizzotti e dal direttore Domenico Pautasso.

“Insostenibile lavorare così per le imprese agricole che devono sopportare costi di produzione elevati, dall’energia all’irrigazione, fino ai mezzi tecnici, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%. Fino a quando non avremo risposte certe sul futuro della risicoltura, non parteciperemo alla formulazione del listino prezzi della Borsa merci di Vercelli” dichiara Rizzotti, vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco e membro di Giunta.

“Abbiamo già chiesto che tutti gli attori della filiera siano pronti a fare un cambio di passo per impostare nuove formule come i contratti di filiera a tutela del territorio e delle produzioni locali – spiegano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il Direttore Domenico Pautasso – La nostra confederazione ha scritto al Ministero per la convocazione del Tavolo nazionale di crisi ed un intervento urgente. A pesare sul mercato è anche il crescente squilibrio tra domanda e offerta, con l’industria risiera in fase di attesa con acquisti discontinui e una pressione sempre maggiore delle importazioni estere, che contribuiscono all’indebolimento generalizzato delle quotazioni. Il nodo centrale resta – proseguono Tofi e Pautasso – quello della reciprocità. Non è più tollerabile che venga importato riso che non tenga conto degli stessi standard di produzione che abbiamo in Europa. Chiediamo, infine, una programmazione vera e realistica in termini di realizzazione di invasi, di infrastrutture idriche e della manutenzione delle reti esistenti. Basta temporeggiare: abbiamo bisogno di risposte certe e non di proclami perché non c’è più tempo da perdere”.

Nella foto: il Centro Ricerche Ente Nazionale Risi dove si è svolto il confronto risicoltori-industria

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