Schiacciati dalle importazioni e dalle quotazioni in ribasso che deprimono il settore. Davanti alla Borsa Risi, la “Chicago board of trade” in salsa italiana, va in onda la protesta dei risicoltori. Confagricoltura Vercelli-Biella ha portato in piazza Zumaglini gli associati per chiedere all’UE una svolta decisa. I prezzi corrisposti agli imprenditori non ripagano i costi di produzione per alcune varietà. E ai risicoltori si unisce anche il comparto della trasformazione, perché anche l’industria subisce gli effetti che partono da lontano e ricadono su tutta la filiera. Non è bastato il blocco temporaneo del negoziato con il Mercosur, avvenuto qualche settimana fa, per allontanare (almeno per ora) il pericolo di un massiccio arrivo di cereale dal Sudamerica a dazio zero. Perché non si è interrotta quello che proviene dal Sudest asiatico (Myanmar e Cambogia in particolare) a prezzi altamente concorrenziali. La clausola di salvaguardia, in altre parole lo scudo approvato qualche anno fa dalla Commissione europea, è scaduto. E la proposta arrivata da Bruxelles per una riattivazione automatica (come richiesto dai nostri agricoltori) è subordinata al raggiungimento di una soglia d’arrivo è decisamente troppo alta: asticella sotto la quale le navi che partono dall’Asia e fanno rotta verso i porti europei (soprattutto a Rotterdam) possono approdare in tutta tranquillità e legittimità. E così il resto d’Europa consuma soprattutto riso straniero, coltivato spesso in regimi di sfruttamento (anche minorile) e con l’utilizzo di antiparassitari che per la loro tossicità in Europa sono proibiti.
Reciprocità. Questo il vocabolo che risuona con maggiore frequenza dalla piazza. Lo ricorda Natalia Bobba, presidente di Ente Nazionale Risi. Lo ribadiscono i presidenti provinciali Confagricoltura, Benedetto Coppo di Vercelli-Biella (che ha indetto la manifestazione), Giovanni Chiò (Novara Verbano Cusio Ossola), Marta Sempio (Pavia), Paola Maria Scco (Alessandria). In questa battaglia è sceso in campo anche Mario Francese, presidente di Airi (Associazione industrie risiere italiane), perché anche l’incertezza del mercato ricade anche sulla trasformazione, costretta a fronteggiare il massiccio arrivo di riso straniero già lavorato e confezionato che invade i supermercati europei e destabilizza la produzione UE, confondendo i consumatori.
In particolare, secondo Confagricoltura la clausola di salvaguardia proposta dall’Unione Europea è inefficace e manca di reali effetti di riequilibrio del mercato. Inoltre, il limite minimo di 562mila tonnellate di prodotto importato è di fatto inoperante nelle attuali condizioni. Più in generale è necessaria una revisione delle politiche commerciali, cominciando dalla rivalutazione delle tariffe doganali stabilite oltre 20 anni fa (175 euro a tonnellata), fino all’aumento dei controlli doganali sui prodotti agricoli provenienti dai paesi extra UE. È stato anche richiamato il principio di reciprocità sulle regole di produzione, in un contesto che vede il mercato comunitario pieno di prodotti ottenuti utilizzando sostanze che non sono autorizzate in ambito UE.
Nella produzione di riso italiano, Confagricoltura chiede al MASAF (Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) di dare incarico all’Ente Nazionale Risi o ad altri organismi ministeriali per l’avvio di un programma di sviluppo delle varietà aromatiche e di promozione del “Basmati italiano” e di dare indicazione al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agricola) di registrare alla coltivazione solo le nuove varietà di risone con caratteristiche veramente migliorative e stabili nel tempo.
“Con questa manifestazione – ha commentato Benedetto Coppo – abbiamo voluto dare voce all’intera filiera risicola italiana nella convinzione che tutti gli attori del comparto possano insieme raggiungere più facilmente gli obiettivi prefissati”.


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