Né tonda né gentile ma figlia degli schiavi

di Gianfranco Quaglia

Chini nel fango e fra gli alberi: donne, minori, anziani, senza distinzione. Sono i 250 mila raccoglitori di nocciole della Turchia che con il loro lavoro (10-15 ore per 10 euro complessive) garantiscono il 70% della produzione mondiale alle multinazionali dolciarie. Nel 2019 Erdogan ha esportato le nocciole in 121 paesi per circa 320 mila tonnellate con un reddito di oltre 2 miliardi di dollari. L’Italia è al primo posto tra i paesi importatori con 84 mila tonnellate (548 milioni di dollari), seguono la Germania e la Francia. Stefano Rogliatti, giornalista e documentarista torinese, è andato tra quei lavoratoi per denunciarne le condizioni di sfruttamento, mettendo in risalto la concorrenza sleale esercitata dalla Turchia nei confronti della nostra produzione con una ricaduta negativa sul prezzo pagato ai produttori italiani. Così come aveva già fatto in Myanmar, per denunciare le condizioni inumane del coltivatori di riso che poi viene esportato in Europa, anche in questo caso il reportage è nato da un’idea Coldiretti Piemonte. “Dare voce a chi voce non ha – dice Rogliatti – mi fa credere nella mia professione , necessaria e utile sempre. Testimoniare e accendere i riflettori sulla situazione precaria e disumana di centinaia di migliaia di lavoratori gratifica il mio impegno”. Il docufilm ha un titolo molto significativo: “Nè tonda né gentile”, un controcanto alla tonda e gentile made in Piemonte. Proprio nella regione subalpina la nocciola rappresenta, con duemila aziende, 23 mila ettari, 20 mila quintali, una realtà importante e in espansione. Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa, delegato confederale, parlano senza mezzi termini di concorrenza sleale e pericolosa anche per il consumatore: “Dietro ai dolci che mangiamo c’è un lavoro molto rischioso, senza tutele, senza contratto e svolto in condizioni di sostanziale schiavitù. La nocciola turca, utilizzata anche in Italia, viene porodotta con metodi estremamente diversi e rischiosi per la salubrità del prodotto”.

 

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