Ancora il riso al centro delle proteste degli agricoltori italiani. “L’intesa raggiunta tra Parlamento e Consiglio non ci convince. – afferma Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – Le soglie previste per far scattare il blocco delle importazioni dal Sudest asiatico sono talmente elevate da rendere il meccanismo inefficace. Per questo Confagricoltura sta rafforzando il fronte comune, anche in seno al Copa-Cogeca, chiedendo una revisione dei massimali e un sostegno trasversale agli emendamenti a tutela del riso europeo anche da parte dei Paesi non produttori”.
L’Italia, leader Ue con 235 mila ettari coltivati e 1,5 milioni di tonnellate annue, rappresenta il cuore della risicoltura europea, ma il comparto sta soffrendo: i prezzi all’origine sono crollati. Alcune varietà che un anno fa valevano circa 100 euro al quintale, oggi si fermano a 60, con punte che scendono sotto i 40 euro. “Valori ben al di sotto dei costi medi di produzione, che rendono l’attività economicamente insostenibile”.
A pesare sono anche dinamiche internazionali (dal calo del prezzo mondiale del riso alla riduzione dei noli marittimi, fino al deprezzamento del dollaro) che favoriscono l’ingresso sul mercato europeo di prodotto importato a costi altamente competitivi. Inoltre, accordi come il Mercosur o quello che la Commissione vuole firmare con l’Australia, grande produttore di riso, aggiungono ulteriori minacce.
A complicare il quadro – sottolinea una nota di Confagricoltura – si aggiunge il nodo fertilizzanti. Nonostante la proposta dell’Esecutivo Ue di azzerare i dazi, le sanzioni sull’ammoniaca russa e l’applicazione del CBAM (il meccanismo che impone un costo legato all’impronta carbonica delle importazioni) continuano a incidere su disponibilità e prezzi.
In vista della sessione Plenaria del Parlamento europeo di aprile, in cui gli eurodeputati saranno chiamati ad adottare in via definitiva l’accordo di trilogo sulla clausola di salvaguardia, Coldiretti e Filiera Italia continuano a lavorare per una modifica all’accordo che consenta l’ottenimento di un meccanismo efficace nel medio e lungo periodo per la tutela della risicoltura italiana ed europea.
“A tal fine risulta essenziale insistere per la riduzione delle quantità di riferimento a cui far scattare la clausola – sottolinea Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo – senza compromettere l’automatismo che rappresenta una componente innovativa e che dovrebbe diventare un elemento di base e distintivo da estendere a tutti i settori. Lasciare troppo spazio a procedure lente e senza certezze non è una soluzione per mettere i produttori nelle condizioni di programmare il futuro e difendersi da importazioni sleali”.
Il voto in Plenaria per la modifica dell’accordo rappresenterebbe un segnale importante per i nostri risicoltori che stanno subendo forti pressioni sui prezzi, soprattutto dovute alle dinamiche internazionali come, soprattutto, l’aumento delle importazioni – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Difendere il riso piemontese significa difendere la sovranità alimentare europea ed il lavoro agricolo italiano che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della Ue con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo”.

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