Agricoltori a Strasburgo: “No Mercosur, no cibi sleali”

Agricoltori a Strasburgo: “No Mercosur, no cibi sleali”

strasburgo2strasburgo3strasburgo4strasburgo5Agricoltori in marcia a Strasburgo contro le “importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito dei produttori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui”. Questa la posizione di Coldiretti che ha partecipato alla protesta. “E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere” dichiarano la presidente piemontese Cristina Brizzolari e il delegato confederale, Bruno Rivarossa, presenti nella città francese con tutti i direttori e presidenti delle federazioni provinciali.

“Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo. Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea” recita una nota di Coldiretti.

“La nostra protesta – ha commentato il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini – è diretta a chiedere più trasparenza nell’interesse delle imprese agricole e dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità del prodotto”.

Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani: “Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Ribadiamo al Parlamento europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi».

Cia accende i riflettori sui numeri dell’accordo Ue-Mercosur: circa 40.000 posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. «Non ci fermiamo – ribadisce Fini – pretendiamo nero su bianco la reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci».

Se nel settore zootecnico l’Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato solamente a 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia ampi margini di crescita che potrebbe avere l’export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro. Si stima che entro il 2040, l’import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%.

Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue: quindi eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri.

Anche Cia lancia soprattutto l’allarme per la carenza di controlli. In particolare, l’organizzazione segnala le criticità del settore della carne bovina: un audit Ue, per esempio, ha già smascherato le falle nell’export di carne non conforme per la presenza dell’ormone estradiolo 17-beta. Malgrado il Brasile abbia sospeso volontariamente le esportazioni verso l’Ue, partite di carne non conformi sono comunque riuscite ad arrivare in Italia. strasburgo1

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