“Il riso, pane dell’anima” a Risò

“Il riso, pane dell’anima” a Risò

“Il riso, pane dell’anima” è un progetto che unisce la biodiversità del cereale italiano e l’inclusione sociale. Un manifesto visivo e umano – sottolinea una nota di Ente Nazionale Risi – per ribadire che “l’irregolarità non è un errore, ma l’essenza stessa della società. Posizionare il Terzo Settore e le tematiche dell’inclusione sociale al centro del dibattito agricolo e culturale è dimostrare che l’agricoltura non è solo coltivazione della terra ma è soprattutto cultura del rispetto”. Un obiettivo che si è posto l’Ente Nazionale Risi in occasione di Risò 2026, il Festival internazionale del Riso in programma dall’11 al 13 settembre a Vercelli.

Il progetto (sostenuto anche dal Ministero dell’Agricoltura), comprende una mostra di acquerelli botanici a tema risicolo nell’ex Chiesa di San Pietro Martire: un tributo visivo al riso italiano che attraverso la diversità delle tante varietà coltivate si fa metafora della diversità umana. Un programma in collaborazione con Diapsi Vercelli, associazione di volontariato per la promozione della salute mentale: persone che vivono disagi di carattere psichico seguite dalla Diapsi hanno realizzato diversi lavori ispirati alle opere esposte nella mostra dell’artista botanica Angela Petrini, che verranno messi in vendita durante l’edizione di Risò 2026. Attraverso lo sguardo dell’artista, la raffigurazione iper-realistica dei chicchi di riso diviene lo specchio della condizione umana. «Ogni chicco di riso racchiude una particolarità che ne esalta le caratteristiche – dichiara la presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba – così come ogni persona custodisce una qualità unica, capace di renderla speciale e diversa da tutte le altre». Il progetto di Ente Nazionale Risi e di Diapsi Vercelli vuole evidenziare che la diversità mentale non è un difetto da nascondere o correggere, ma una dimensione dell’essere umano che merita spazio, comprensione e dignità. «I prodotti realizzati dalla sartoria di DIAPSI –sottolinea la presidente Lorena Chinaglia – utilizzando parte degli acquerelli di Angela Petrini donano una nuova identità visiva a materiali di riciclo, come vecchie lenzuola e tessuti di recupero, trasformati all’interno del laboratorio di sartoria. Le mani che hanno cucito e ridato vita a questi tessuti appartengono a persone che vivono disagi legati a sofferenze psichiche. Ogni prodotto finale è un pezzo unico, testimonianza tangibile di una rinascita”.riso terzo settore

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